Xydi: Il gip di Palermo conferma i provvedimenti, l’avvocato Porcello e altri 14 restano in carcere, 2 ai domiciliari

Xydi: Il gip di Palermo conferma i provvedimenti, l’avvocato Porcello e altri 14 restano in carcere, 2 ai domiciliari

Inchiesta Xydi, il gip di Palermo Lirio Conti ha emesso l’ordinanza di rinnovazione per i 23 indagati dell’operazione che ha stretto il cerchio sull’ultimo superlatitante Matteo Messina Denaro e disarticolato il mandamento mafioso di Canicattì di cui l’avvocato Angela Porcello sarebbe stata la cassiera e braccio destro del compagno Giancarlo Buggea, già pregiudicato per mafia. Il magistrato di Palermo, in pratica, ha recepito interamente i provvedimenti dei gip di Agrigento, Stefano Zammuto e Alessandra Vella, che avevano convalidato 17 fermi e trasmesso gli atti al tribunale competente per le indagini di mafia. Gli altri 4 fermi erano stati trattati dai gip di Caltanissetta, Siracusa e Napoli Nord, anche per queste posizioni non ci sono state  modifiche. 15 indagati restano in carcere, 2 ai domiciliari, rigettati altri 4 arresti e nessuna decisione per il superlatitante Matteo Messina Denaro e l’ergastolano boss Giuseppe Falsone per i quali i pm della Dda Claudio Camilleri, Geri Ferrara e Gianluca De Leo non hanno ritenuto di chiedere alcuna misura che, di fatto, non avrebbe avuto effetto pratico.

Nei confronti di Buggea e Porcello è stata confermata la custodia in carcere. I due poliziotti coinvolti Filippo Pitruzzella, 60 anni, ispettore fino a poche settimane fa in servizio al commissariato di Canicattì e Giuseppe D’Andrea, 50 anni, assistente capo in servizio nello stesso ufficio  sono stati posti agli arresti domiciliari. Pitruzzella era stato interrogato nel carcere di Trapani e aveva respinto le accuse, gli si contesta il concorso esterno in associazione mafiosa per avere rivelato informazioni riservate su indagini in corso all’avvocato Porcello e a Buggea. Quest’ultimo si è avvalso della facoltà di non rispondere mentre l’ex compagna si è difesa respingendo le accuse.

D’Andrea, coinvolto nell’inchiesta per un’ipotesi di rivelazione di segreto di ufficio e accesso abusivo a sistema informatico che nulla c’entra con la mafia, aveva risposto alle domande del gip respingendo le accuse, il fermo non era stato convalidato ma era stata firmata un’ordinanza di applicazione dei domiciliari. Anche per lui, come per tutti gli altri, la decisione è stata confermata.

Restano in carcere: Calogero Di Caro, 74 anni, boss di Canicattì; Diego Emanuele Cigna, 21 anni, di Canicattì; Pietro Fazio, 48 anni, di Canicattì; Gregorio Lombardo, 66 anni, di Favara; Gaetano Lombardo, 64 anni; Calogero Paceco, 56 anni, di Naro; Giuseppe Sicilia, 42 anni, di Favara; Luigi Boncori, 69 anni, di Ravanusa; Antonino Chiazza, 51 anni, di Canicattì, Simone Castello, 71 anni, di Villabate; Antonio Gallea, 64 anni, di Canicattì; Giuseppe Giuliana, 55 anni, nato in Francia; Santo Gioacchino Rinallo, 60 anni, di Canicattì.

Confermato, invece, il no alla misura in carcere di Giuseppe Pirrera, 62 anni, di Favara; Gianfranco Gaetani, 53 anni, di Naro; Luigi Carmina, 55 anni, di Caltanissetta e Antonino Oliveri, 36 anni, di Canicattì.