Tabaccaio scomparso a Villarosa nel 2004, fu ucciso ed il suo cadavere distrutto: arrestati 4 soggetti

[embed_video id=120124]All’alba di oggi, mercoledì 22 febbraio, a Villarosa(EN) a conclusione di articolate indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta, svolte congiuntamente dalla Sezione Criminalità organizzata della Squadra Mobile di Enna e dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del comando provinciale di Enna, nell’ambito dell’operazione denominata “Fratelli di Sangue” sono stati tratti in arresto: Damiano Nicosia, 60 anni; Amedeo Nicosia, 51 anni; Maurizio Giuseppe Nicosia, 54 anni; Michele Nicosia, 53 anni. Tutti accusati di associazione di tipo mafioso finalizzata a commettere omicidi, usuram+, traffico di sostanze stupefacenti, detenzione e porto d’armi, nonchè ad acquisire in modo diretto ed indiretto la gestione e il controllo di attività economiche. Maurizio Giuseppe Nicosia e Michele Nicosia sono accusati inoltre dell’omicidio di Giuseppe Bruno, proprietario di una ricìvendita di tabacchi a Villarosa, scomparso il 27 maggio 2004, e della distruzione del cadavere, delitti aggravati dalla modalità mafiosa. Le indagini coordinate all’epoca dalla procura di Enna, svolte al tempo della scomparsa del tabaccaio, immediatamente denunciata dai suoi familiari dopo che la sua vettura fu trovata parcheggiata in prossimità dello svincolo Mulinello dell’autostrada A19 Palermo- Catania, non permisero l’acquisizione di elementi sufficienti per l’esercizio dell’azione penale ed il procedimento venne archiviato. Anche la trasmissione Rai “Chi l’ha visto” si occupò a lungo della scomparsa del tabaccaio, facendo emergere elementi interessanti. Le recenti dichiarazioni rese alla DDA di Caltanissetta, da un collaboratore di giustizia, diretto testimone della vicenda e parente degli arrestati, Santo Nicosia, hanno consentito di ricostruire l’esatta dinamica dell’omicidio contraddistinto da tratti di inaudita ferocia, il corpo di Bruno fu sezionato con una motosega, poi in parte dato in pasto ai maiali ed in parte bruciato all’interno di un fusto metallico. Il movente è collegato alla violenta reazione dei Nicosia a fronte della richiesta della vittima di riavere indietro il denaro che aveva loro proestato. I Nicosia erano appena usciti dal carcere ed il tabaccaio rivoleva indietro i suoi soldi, credito che era lievitato per interessi di usura. Da 100 milioni delle vecchie lire a 160 milioni.