SIMIT - Palermo "Capitale dell'infettivologia" per tre giorni: attesi mille specialisti in città, oltre a centinaia di volontari e attori coinvolti

Hiv, tubercolosi e antibiotico-resistenza: dati e incidenza dei tre principali problemi della Regione Sicilia. “Nel
Congresso saranno discussi in maniera dinamica e concreta i principali aggiornamenti sulle più importati tematiche
infettivologiche e chemioterapiche” sottolinea il Professor Antonio Cascio del Policlinico “P. Giaccone” di Palermo.

IL SUCCESSO DELLA RETE INFETTIVOLOGICA SICILIANA – La Sicilia, grazie alla sua rete infettivologica, in questi ultimi anni è riuscita con successo a far fronte all’arrivo di migliaia di migranti in gran parte provenienti da paesi dall’Africa Sub-Sahariana, paesi ad alta endemia di infezione tubercolare e da HIV. Migranti talvolta affetti da patologie tropicali che hanno trovato assistenza, competenza e cure appropriate nelle UOC di infettivologia dell’isola. Non è un caso che è proprio la splendida terra siciliana ad ospitare il XVIII Congresso Nazionale SIMIT, Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, che si svolge dal 24 al 27 novembre presso il San Paolo Palace Hotel.
Durante l’appuntamento, presieduto dai Professori Antonio Cascio e Luigi Guarneri, tra ricerca medico-scientifica, e politica sanitaria si farà inoltre il punto sull’attuazione del Piano Nazionale AIDS e sul Piano nazionale di contrasto all’antibiotico-resistenza che rappresenta attualmente la reale minaccia da ora e per i prossimi anni, e sul sempre attuale problema delle vaccinazioni, soprattutto nel paziente a diverso titolo non immunocompetente. Oltre mille gli specialisti attesi.
“Nel Congresso saranno discussi in maniera dinamica e concreta – spiega il Prof. Luigi Guarneri, Direttore UOC Malattie Infettive Osp. Umberto I (ASP Enna) – i principali aggiornamenti sulle più importati tematiche infettivologiche e chemioterapiche anche in collaborazione con altre branche specialistiche in considerazione della trasversalità della materia. Si parlerà, inoltre, di sepsi e shock settico in collaborazione con i colleghi intensivisti.
Inoltre, insieme ai radiologi, si discuterà delle più importanti novità dell’imaging nel campo infettivologico, insieme col Ministero della Salute ed esponenti del WHO si affronterà in maniera costruttiva quello che può essere definito il “Tuberculosis Italian gap”. Tantissimi gli altri temi trattati: dalla malattia da Clostridium difficile alle malattie infettive correlate alla globalizzazione e al riscaldamento globale e al trattamento delle infezioni causate da microorganismi MDR”.

FOCUS HIV/AIDS IN SICILIA – Alla vigilia della Giornata Mondiale contro l’AIDS che cade il 1 dicembre un focus sul virus mostra statistiche rilevanti per la Sicilia.
In Sicilia, nel 2017, sono stati registrati 278 casi di nuove infezioni da HIV, contro i 187 casi notificati nel 2012. Secondo l’Osservatorio Epidemiologico dell’Assessorato alla Salute della Regione Siciliana (DASOE), in particolare, al 2017 la trasmissione con rapporti eterosessuali costituisce il 91% dei casi fra le donne italiane e il 97% fra quelle straniere. Nel caso degli uomini vi è una notevole differenza: fra gli italiani la modalità principale è quella legata ai rapporti omosessuali (68%) ed i rapporti eterosessuali sono responsabili del 27% dei casi, mentre fra gli stranieri i rapporti eterosessuali costituiscono il 68% dei casi e il 19% delle trasmissioni è legato ai rapporti omosessuali. Il 67,5% di tutti i casi Siciliani relativi al periodo 2009-2017 sono stati diagnosticati negli ospedali delle province di Palermo e Catania, seguiti da Siracusa, Messina, Trapani, Ragusa e Caltanissetta.
“La patologia correlata all’infezione da HIV – spiega il Prof. Antonio Cascio, UOC di malattie Infettive e del Centro Regionale di Riferimento AIDS – AOU Policlinico “P. Giaccone”, Palermo – costituisce un’importante causa di ricovero ospedaliero: dal 2013 al luglio 2018 si sono avuti in Sicilia 2445 ricoveri. Il rapporto fra non italiani e italiani si è mantenuto negli anni intorno al 15%. Fra i non italiani gli africani rappresentano l’81%, gli europei il 11,6%, gli asiatici l’1,3%. La maggior parte degli africani provenivano dal Ghana (26%) e dalla Nigeria (24%). Fra gli italiani il sesso maschile rappresentava il 75% delle osservazioni, nei non italiani il 48%. L’età media degli Italiani era di 48 anni, quella dei non italiani di Italiani di 36,2. Il maggior numero di ricoveri si è avuto presso il Centro di Riferimento Regionale AIDS con sede al Policlinico di Palermo”.

LA TUBERCOLOSI IN SICILIA – La tubercolosi in Sicilia continua ad essere un’importante causa di ricovero ospedaliero: dal 2013 al luglio 2018 si sono avuti 2855 ricoveri. Il rapporto fra italiani e non italiani è sceso nel corso degli anni dal 63% al 52%. Complessivamente i non italiani sono 1277, fra loro gli africani rappresentano l’81%, gli europei il 21,6%, gli asiatici l’10,2%, i sud americani lo 0,4%. La maggior parte degli africani provenivano dalla Somalia (22%), dal Gambia (16%) e dall’Eritrea (12%); il 93% degli europei proveniva dalla Romania; la maggior parte degli asiatici provenivano dallo Sri Lanka (30%) e dalle filippine (9%). Fra gli italiani il sesso maschile rappresentava il 75% delle osservazioni, nei non italiani il 48%. L’età media degli italiani era di 48 anni, quella dei non italiani di 28,9. Circa tre quarti dei ricoveri è avvenuto nelle UO di Malattie Infettive con una degenza media di 28 giorni. Nel 72% si trattava di tubercolosi polmonare, nel 28% di tubercolosi extrapolmonare. “Nonostante il numero dei pazienti non residenti in Italia sia complessivamente cresciuto negli anni – aggiunge il Prof. Cascio – durante gli anni di osservazione il numero dei ricoveri di italiani è stato sempre maggiore rispetto a quello dei non Italiani. Dato quest’ultimo difforme rispetto ai dati della incidenza delle notifiche di TBC in Italia da cui si evincerebbe che già dal 2007 i casi nei non Italiani superano quelli degli Italiani”.

L’ANTIBIOTICO-RESISTENZA IN SICILIA – In Sicilia si segnala l’incremento delle resistenze di Klebsiella pneumoniae ai carbapenemi che dal 43,9% del 2015 è passato al 58,7% del 2017 e la resistenza di Escherichia coli ai flurochinoloni che ha raggiunto nel 2017 il 56,2%. Tali dati sono purtroppo più elevati rispetto a quelli della media italiana. Nel 2016 infatti in Italia Klebsiella pneumoniae resistente ai carbapenemi si riscontrava nel 54% dei casi.
“I microrganismi più frequentemente registrati nei referti degli esami microbiologici – secondo il Prof. Cascio – sono stati Klebsiella pneumoniae 16.4%, Pseudomonas aeruginosa 16.4%, Staphylococcus aureus 10,6%, Acinetobacter baumannii 10,3%, Staphylococcus epidermidis 6.,5% Escherichia coli 5,3%. Nell’anno precedente la prevalenza è risultata essere del 5,1%. I dati siciliani sono fortunatamente migliori rispetti a quelli italiani in cui le ICA si assestano all’8,03%, dato in peggioramento rispetto ad un precedente report in cui risultava una prevalenza intorno al 6%”.