Sicurezza a Caltanissetta, appello al presidente Mattarella dal sindacato Silp-Cgil

Sicurezza a Caltanissetta, appello al presidente Mattarella dal sindacato Silp-Cgil

Davide Chiarenza, segr. Gen. Silp CGIL Caltanissetta scrive: Il tema della sicurezza pubblica si presenta confuso tra gli allarmi lanciati dai mass media e le risposte politiche, spesso di forte impatto emotivo ma sostanzialmente inefficaci. La libertà e
la sicurezza del cittadino dipendono dall’efficacia delle leggi penali. C’è un bisogno di
sicurezza che s’impone nella società odierna, che è sempre più una società del rischio. Le
regole sono dunque la struttura portante della pacifica convivenza civile. Le forze politiche, Sig. Presidente, dovrebbero impegnarsi coralmente a finanziare la sicurezza pubblica, altrimenti rischiamo di consegnare il paese ai criminali, essendosi diffusa, oramai, l’opinione di quanto sia facile farla franca con la giustizia a causa di tante leggi colabrodo e degli spaventosi vuoti di organico all’interno della magistratura e delle forze dell’ordine. La vera rivoluzione culturale contro il crimine non è quella dei convegni, delle passerelle o della propaganda politica ma quella che denuncia. La sicurezza urbana è ormai un bisogno condiviso da ogni cittadino. Su questa necessità è bene confrontarsi a prescindere dalle posizioni e appartenenze politiche. I cittadini hanno fiducia nelle Forze di Polizia, ma per sentirsi protetti chiedono controlli più efficaci, soprattutto nel centro storico nelle periferie e sui mezzi di trasporto pubblici, affinché vi sia una maggiore presenza e visibilità sul territorio. La figura del “Poliziotto o Vigile di quartiere” per esempio va potenziata anche nelle ore serali perchè si tratta, secondo noi, di una concreta risposta all’esigenza dei cittadini di vedere delle uniformi amiche a presidio del territorio. Garantire sicurezza significa tutelare i diritti
soprattutto dei soggetti più deboli. In questa prospettiva anche il Comune di Caltanissetta
deve intervenire sui fattori che incidono sulla sicurezza e sulla qualità della vita dei
propri cittadini: ambiente, verde pubblico, arredo urbano, illuminazione, riduzione del
traffico e dell’inquinamento, razionalizzazione dei trasporti, manutenzione contro il degrado, recupero spazi comuni, sostegno alle vittime dei reati, educazione alla legalità e inclusione ed integrazione sociale. Tenere in ordine un quartiere, illuminarlo, dargli decoro, significa rendere più sicuri e più frequentati gli spazi pubblici. Appare superfluo evidenziare che in tema di vivibilità della città, gli interventi che coinvolgono i cittadini hanno un’incidenza, una durata e un significato ben superiore a quelli estemporanei di una pattuglia di polizia. Il cittadino che ha paura è spinto a invocare ovviamente misure più repressive contro la criminalità. La lotta al crimine non deve appartenere soltanto alla Magistratura e alle forze di Polizia ma all’intera collettività. Sulle strategie di sicurezza, però, influisce in modo determinante una politica di maggiore effettività della pena. Il cittadino, infatti, si preoccupa se non vede le forze dell’ordine sulle vie cittadine, e si preoccupa se cresce il senso d’impunità o meglio se nota il delinquente arrestato, ritornare dopo pochi giorni sulla stessa via a consumare lo stesso reato. Pertanto lo standard di sicurezza potrà elevarsi quando si procederà in tempi rapidi a una complessiva riorganizzazione del sistema processual-penalistico. Infatti, processi troppo lunghi e incertezza della pena sono il sinonimo di una società poco giusta e poco sicura. Secondo noi bisognerebbe eliminare il giudizio di appello in quanto stridente con il sistema accusatorio e depenalizzare tutti i reati che non suscitano più
allarme sociale. Riformare solo il sistema delle intercettazioni non serve e non basta al nostro processo penale. Una società fortemente condizionata da pressioni e minacce, non può essere produttrice di sviluppo e lavoro. La libera iniziativa economica di previsione costituzionale non può essere soffocata da condizionamenti impropri che ne frenano l’attività e il sorgere. E’ necessario, quindi, insistere e proseguire nelle indagini sulle disponibilità economiche dei vari gruppi criminosi e combattere con ogni mezzo la corruzione e/o concussione che alberga in modo silente all’interno della Pubblica Amministrazione. Appare chiaro che i reati più insidiosi per l’ordine e la sicurezza pubblica sono quelli che non si vedono: la corruzione, il controllo degli appalti pubblici, l’usura, l’estorsione, l’abuso d’ufficio etc., cioè tutti quei reati che assicurano alla criminalità il controllo economico e sociale di un territorio. Una parola sicuramente abusata negli ultimi tempi, nel nostro Paese, è la parola “legalità”. Se pensiamo al suo significato e al modo in cui alcuni soggetti pubblici calpestino ogni giorno l’elementare concetto di rispetto delle regole, non possiamo trattenere sgomento e incredulità. Il concetto di legalità è stato spesso ferito e il senso delle Istituzioni appare sempre più
debole. La coscienza morale e quella etica sembrano avere avuto battute di arresto. Questa
tendenza fa correre il rischio di diseducare i cittadini al rispetto delle leggi e aumentare il senso d’insicurezza, alimentando la diffidenza verso le istituzioni dello stato democratico. Conseguentemente per ridare fiducia alla gente e rendere le città più sicure bisogna investire le migliori risorse economiche, intellettuali e professionali dello Stato democratico, per rinnovare la cittadinanza ancora succube di poteri impropri. In definitiva prevenire, coinvolgere e riformare sono, secondo noi, le tre direttrici da cui non si può prescindere per attuare una moderna ed efficace politica sulla sicurezza pubblica.