Sicilia, dopo dodici anni in arrivo il contratto dei regionali: 80 euro in più

Sicilia, dopo dodici anni in arrivo il contratto dei regionali: 80 euro in più

Il nuovo contratto è a un passo, dodici anni dopo il precedente. Nel luglio del 2006, l’ultima volta che fu firmato un accordo economico generale per l’intera platea dei dipendenti regionali, c’erano Prodi a Palazzo Chigi e Cuffaro in piazza Indipendenza. Adesso, con condizioni politiche solo parzialmente cambiate (c’è sempre il centrodestra al governo della Regione), il rinnovo di quell’intesa ha l’aspetto di un cadeau festivo. Proprio in questo senso, fino a ieri sera, il presidente Nello Musumeci ha atteso notizia dall’Aran, l’agenzia regionale per la contrattazione. Era pronto, il governatore, a dare notizia degli sviluppi finali della trattativa con i sindacati già stamattina, nel corso della conferenza stampa di auguri con i giornalisti. Dovrà attendere ancora qualche giorno.

Perché il contratto, pur definito in gran parte, non è ancora stato sottoscritto. L’epilogo è con suspense: ieri pomeriggio ultima riunione nella sede dell’Aran, con tutte le sigle presenti e molti rappresentanti sindacali convinti di poter mettere la parola fine. Ma sul tavolo non è ancora arrivata la copia definitiva che dovrebbe contenere tutte le indicazioni fornite dalle varie organizzazioni che rappresentano il personale.

Unica certezza, nel contratto in arrivo, è l’aumento medio, stimato per ogni dipendente in circa 80 euro mensili. Stesso imposto già corrisposto agli statali. Favorite, attorno a questa media, le fasce basse: gli aumenti infatti premiano maggiormente le categorie “A” e “B”, con incrementi che arrivano sino a cento euro al mese. Più limitati gli aumenti per la categoria “D”.

Uno dei punti centrali sarà quello dell’incentivo alla mobilità. Introdotti per la prima volta nel contratto condizioni di favore, sul piano economico, per chi decide di trasferirsi da un ufficio all’altro, con particolare riguardo per chi è disposto a spostarsi lontano dall’attuale capoluogo di residenza. Negli ultimi dodici anni si è ristretta la platea dei beneficiari: i dipendenti regionali, da circa 14mila, sono scesi alla cifra di 11.823 (dato di fine 2017) e diminuiranno ancora con i pensionamenti in corso. Nel 2020 il personale del cosiddetto “comparto”, esclusi dunque i dirigenti, sarà pari a 9.880 unità.

Rimane comunque, quello dei regionali, l’esercito più consistente di dipendenti pubblici in Sicilia. E a loro si rivolge un contratto pensato per andare oltre vecchi strumenti giuridici ed economici. Cancellate alcune vecchie indennità (dal quella di disagio all’indennità di campagna) ne vengono introdotte altre per chi fa uso continuo di strumenti informatici. Con questo rinnovo contrattuale scompare quasi del tutto il Famp, il vecchio fondo con cui si pagava il salario accessorio: una parte residuale servirà per progetti e straordinario, il resto diventerà una quota strutturale della retribuzione. Ci saranno, in ogni caso, premi legati alla produttività.

Fra le proposte sul tavolo dell’Aran, all’ultimo giro, anche una vera e propria riforma della classificazione dei dipendenti. Dovrebbe essere superato il modello con quattro fasce (da A a D), che verrebbe trasformato in una divisione in tre categorie, con un maggior riconoscimento per i funzionari direttivi, laureati, che oggi svolgono spesso funzioni centrali nell’amministrazione regionale. Ma questa parte non farà parte dell’accordo che si andrà a firmare a breve.

La sottoscrizione del nuovo contratto, prevista da molti sindacalisti per ieri, non è arrivata. Ma ormai siamo in dirittura d’arrivo: “Stiamo facendo un’attenta valutazione dei costi — dice il presidente dell’Aran, Accursio Gallo — mancano solo le limature conclusive. Volevamo chiudere entro fine anno, ci prenderemo qualche giorno di gennaio anche per consegnare un documento solido alla Corte dei conti. Ormai siamo quasi alla firma”. “La sensazione – commentano in una nota Cobas-Codir, Sadirs, Siad e Ugl – è stata che si sia voluto prendere tempo parlando del sesso degli angeli piuttosto che di norme concrete utili a portare le parti alla firma dell’accordo. L’Aran non ha nemmeno potuto consegnare la bozza (che a loro dire dovrebbe essere definitiva, ovvero contenente l’accoglimento delle richieste del cartello sindacale maggioritario) facendo intuire di non avere ancora l’autorizzazione da parte della giunta o dell’assessore. Dopo 12 anni di ritardi non possono essere più ammesse deroghe alla definizione del contratto economico”.(Repubblica)

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