Scorie radioattive in Sicilia, Italia Nostra presenta un esposto

[embed_video id=26627]” Si avvicina il momento in cui i ministeri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente dovranno indicare le aree in cui realizzare il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi italiani”. A comunicarlo è Leandro Janni, presidente regionale di Italia Nostra Sicilia che informa che l’isola potrebe avere “buone, ottime possibilità” di diventare sede di 90 mila metri cubi di rifiuti nucleari radioattivi provenienti da tutta Italia. La Sogin, la società di Stato responsabile della dismissione degli impianti nucleari italiani e della gestione dei rifiuti radioattivi, da alcuni giorni ha lanciato, sulle principali reti televisive nazionali, una campagna informativa in ordine al progetto del Deposito Nazionale.
In una prima fase di ricerca, per le peculiari caratteristiche morfologiche dei giacimenti, sarebbero risultate idonee ad ospitare gli speciali rifiuti 11 località siciliane: Regalbuto, Assoro-Agira, Villapriolo, Salinella, Pasquasia, Resuttano, Bompensiere, Milena, Porto Empedocle, Realmonte, Monteallegro. Dopo la seconda fase dello studio, relativa ai requisiti d’isolamento dei giacimenti, sarebbero rimasti soltanto tre siti idonei: Assoro-Agira, Salinella e Resuttano. L’ex miniera di Pasquasia, su cui ancora pesano sospetti di precedenti depositi di rifiuti radioattivi, sarebbe stata esclusa perché non sufficientemente “isolata”. “A settembre – ha concluso Janni – la mappa sarà resa pubblica. Sapremo, dunque, se sarà proprio l’ex miniera nei pressi di Agira, al centro dell’Isola, la candidata siciliana che ospiterà i rifiuti radioattivi di tutta Italia. “Agira (Sicilia) capitale italiana dell’ambiente, del paesaggio e dei giardini”, insomma. Che dire – comunque? Saremo in grado, in Sicilia, di ergere barricate efficaci contro i governi che usano la Sicilia come pattumiera e base militare? Governi che non solo ci impediscono uno sviluppo auspicabile, sostenibile, ma che intenderebbero persino inquinare il nostro ambiente, il nostro spazio vitale, mettendo a repentaglio la nostra salute, la nostra sicurezza. Ecco, queste sono le questioni – imprescindibili – che noi poniamo al governo regionale e al governo nazionale. Alle forze sociali, culturali e politiche. Ai cittadini. Adesso”.