Scandalo Covid in Sicilia: 140 decessi mai comunicati e tamponi gonfiati. I siciliani si chiedono, perché?

Scandalo Covid in Sicilia: 140 decessi mai comunicati e tamponi gonfiati. I siciliani si chiedono, perché?

Milioni di siciliani e gli investigatori si chiedono   perché  sono  stati falsati i dati  relativi all’andamento epidemiologico. Scandalo che ha travolto l’assessorato regionale alla Salute. Sembra che si debbano ancora  svelare diversi elementi, primo tra tutti la motivazione che ha spinto a modificare il numero di positivi, tamponi, ricoveri e decessi. Ad esempio i 140 morti mai comunicati. Maria Letizia Di Liberti (la dirigente regionale da ieri ai domiciliari) al telefono diceva: “Ruggero ha voluto modificata una cosa, ora appena te lo giro… perché il problema lo sai qual è? Che abbiamo trovato 140 morti mai comunicati”. Si tratta di soggetti deceduti presso il proprio domicilio/abitazione o nei Pronti Soccorsi. L’interlocutore risponde che sicuramente vanno comunicati, di verificare meglio perché magari il dato potrebbe essere errato, quasi a sminuire la gravità del dato comunicato, e prima di interrompersi la conversazione la Di Liberti afferma che non possono aggiungerne 40, ma ne inserirà 5 al giorno a tutte le Asp. Chissà se alla fine tutti i 140 morti sono stati inseriti ma a far scalpore sono anche i termini con cui si parla dei decessi. In un’altra intercettazione la Di Liberti parla con il vice capo di Gabinetto Croce: “Hou..vedi che sono assai! Che c’è, il dato questo dei deceduti e quindi ti diminuisce la terapia intensiva, ma non perché la gente torna nei reparti” e Ferdinando Croce (indagato) risponde: “La terapia intensiva diminuisce perché ce li scotoliamo”.

I nuovi positivi al ribasso

Ci sono momenti in cui si teme di sforare il numero dei nuovi positivi e così si pensa di non comunicare mai la cifra tonda. In un’intercettazione tra la Di Liberti e il suo collaboratore Salvatore Cusimano, la dirigente dice: “Il problema era il 6, i 600 che sono… basta che c’è un 5, pure se è 595, 596, ma è 5”. In pratica non arrivare a 600 rendeva meno tragico il bilancio e quindi il numero dei casi fu abbassato togliendo 3 positivi da Agrigento.

I tamponi “gonfiati”

E poi c’è il numero dei tamponi, nel dato sul rapporto fra test e positivi occorreva far scendere il tasso di positività e così l’8 novembre scorso a fronte dei 5000 tamponi eseguiti Di Liberti diceva: “… ma mettici 2.000 di rapidi… fregatene”. Stessa cosa il 21 novembre dove, come si legge nell’ordinanza, è stato “comunicato all’ISS +1838 nuovi soggetti positivi inserendone +150 relativi a dati acquisiti in giorni precedenti, nonché +9.386 a fronte dei reali 8.900 circa”.

Il 6 febbraio, poi, come si legge sempre nell’ordinanza, la Di Liberti e Cusimano hanno deciso di “comunicare all’ISS un numero superiore di tamponi effettuati pari a +10.593 aumentato di circa 3.000 tamponi. Il 6 marzo di quest’anno, ad esempio, comunicarono all’ISS un numero si soggetti positivi pari a + 592 casi positivi per non superare il numero di 600 unità, nonché di aumentare il numero di tamponi molecolari/rapidi di 3.000 unità. Anche l’8 marzo, sempre secondo l’ordinanza, i test comunicati vennero aumentati di 3 mila unità”. Il 19 marzo, poi i due sono indagati “in concorso morale e materiale decidevano, nella consapevolezza della falsità del dato relativo ai tamponi, ai decessi e ai soggetti positivi, di comunicare all’ISS un numero di soggetti positivi pari a +370 casi positivi in luogo di +506 nella Provincia di Palermo per non superare il numero di 600 unità, aumentare il numero di decessi di +11 comunicando il numero di +15 in luogo di + 4 per recuperare il dato relativo a +180 decessi del periodo marzo-aprile 2020 mai comunicati prima, nonché di comunicare un dato relativo ai soggetti postivi diminuito rispetto a quello reale e infine un numero di tamponi aumentato di 1.000 unità”. Numeri elevati di tamponi che avvenivano in diversi giorni e che servivano per far rimanere il tasso di positività al di sotto della soglia critica. Ma perchè?