Relazione semestrale Dia nel nisseno: infiltrazioni nell’edilizia, nell’agricoltura, smaltimento rifiuti e appalti

“Relazione del Ministro dell’Interno al Parlamento sull’attività svolta e i risultati conseguiti dalla DIA nel primo semestre del 2019”

Le analisi delle attività giudiziarie concluse nel semestre confermano nella provincia nissena, la tendenza della criminalità organizzata ad infiltrare, senza distinzione, l’edilizia, l’agricoltura, il ciclo di smaltimento dei rifiuti e gli appalti. Ciò senza tralasciare gli affari di tradizionale interesse quali lo spaccio degli stupefacenti, le estorsioni e l’usura.

Anche in questo territorio le consorterie tendono a limitare gli atti di violenza, che comporterebbero un’intensificazione delle attività di contrasto delle Forze dell’ordine. I gruppi preferiscono, invece, agire in modo silente e infiltrare settori produttivi che, sebbene in un momento di diffusa crisi generale, si presentano comunque d’interesse.

In provincia di Caltanissetta, i Comuni di San Cataldo e di Bompensiere continuano ad essere gestiti da una Commissione prefettizia, a seguito di gravi irregolarità amministrative ed ingerenze della criminalità organizzata rilevate nelle procedure di aggiudicazione di alcune gare di appalto.
Nel periodo in riferimento la situazione dei sodalizi nisseni, in termini di consorterie e di alleanze, risulta stabile. Cosa nostra e le consorterie della Sicilia orientale tendono ad espandere le proprie attività, travalicando il territorio di origine.

Nonostante l’azione di contrasto giudiziaria ed i sequestri dei patrimoni mafiosi, Cosa nostra mostra forti capacità di ricostituzione dei propri assetti, pur esprimendo un numero contenuto di famiglie radicate soprattutto nei paesi dell’entroterra. Ciò a riprova dell’origine rurale del fenomeno mafioso che trova, in primo luogo, nel settore dell’imprenditoria agricola la fonte storica di sostentamento.
Fondamentali, per la comprensione dell’architettura delle consorterie e dei loro rapporti, sono state le rivelazioni dei collaboratori di giustizia che, fin dagli anni ’90, hanno illustrato la fisionomia della realtà criminale locale, confermando come in quasi tutti i comuni vi fosse una famiglia o un referente di Cosa nostra.

Si è passati da una mafia di tipo agro-pastorale, nella quale i capi fungevano da mediatori tra proprietari terrieri e agricoltori, ad organizzazioni che hanno orientato nel tempo i propri interessi verso settori più redditizi quali il traffico di stupefacenti, l’usura, gli appalti e le sovvenzioni per lo sviluppo dell’economia.

Anche in provincia di Caltanissetta si è quindi assistito alla progressiva infiltrazione di elementi vicini alle consorterie negli uffici pubblici, principalmente attraverso l’inserimento nelle procedure di affidamento diretto, giustificate da inesistenti motivi di “urgenza”. Recenti attività di indagine hanno, infatti, confermato come i sodalizi mafiosi si servano dell’aiuto di dipendenti pubblici e di amministratori locali, sottoposti ad intimidazioni oppure attratti dalla possibilità di ottenere a loro volta benefici.

Rimane stabile l’articolazione delle consorterie nissene nei mandamenti di Vallelunga Pratameno e di Mussomeli, nella parte settentrionale della provincia – dove più forte risulta l’influenza dei MADONIA storicamente  legati ai corleonesi – e nel mandamento di Riesi.
Più complessa appare l’articolazione delle consorterie mafiose nel mandamento di Gela, dove le famiglie di Cosa nostra convivono da tempo con l’organizzazione criminale della stidda. Quest’ultima si estende nell’area meridionale della provincia con propaggini nei vicini territori dell’agrigentino e del ragusano, dove non sono mancati recenti episodi di violenza. Inoltre, la stidda agisce con un ulteriore gruppo criminale nell’area gelese, che opera come manovalanza per le organizzazioni più consolidate.
La peculiarità della criminalità in questa zona è il reclutamento di soggetti molto giovani, che, dietro ricompense in denaro, si prestano ad azioni anche cruente.

Una riprova di questa propensione alla violenza, nel territorio gelese, viene offerta dall’elevato numero di danneggiamenti e incendi, verosimilmente riconducibili ad intimidazioni, non solo finalizzate alla pratica delle estorsioni. Il dato già di per sé significativo, va associato alla ritrosia delle vittime a fornire elementi utili all’individuazione dei responsabili. Tra l’altro, Cosa nostra nissena non sembra rinunciare ad una certa dotazione di armi, funzionali ad attività predatorie, come l’imposizione del “pizzo”. Sul punto appare significativo il dato dei danneggiamenti di autovetture ed attività commerciali, numerosi nella prima parte del 2019 e molti attuati con incendio.
Le indagini concluse nel semestre in esame hanno confermato come, anche nella provincia di Caltanissetta, il traffico di stupefacenti rimanga una delle attività criminali di riferimento. Le consorterie non esitano a ricorrere a canali di rifornimento provenienti da altre aree territoriali e a stringere relazioni con esponenti di altri gruppi criminali, sempre nella consapevolezza che la rete di spaccio rappresenta un utile strumento di controllo del territorio e di reclutamento della manovalanza.

Più nel dettaglio, la famiglia di Campofranco del mandamento di Mussomeli risulta attiva nella gestione dello spaccio nell’area del cosiddetto “Vallone”. Al riguardo, nell’ambito dell’operazione “Gallodoro”, conclusa dai Carabinieri nel mese di gennaio, oltre ad essere stati individuati il mandante e l’esecutore di un omicidio avvenuto nel 1998, è stato arrestato l’affiliato che gestiva tutto il traffico di stupefacenti nell’area denominata “il Vallonese”.

Nell’area gelese, la famiglia RINZIVILLO si conferma attiva anche nello spaccio, come emerso dall’operazione “Smart”, conclusa dai Carabinieri nel mese di aprile.

Un’altra operazione ha fatto luce su un’organizzazione dedita allo spaccio di droga tra le province di Caltanissetta, Agrigento e Palermo. In particolare gli indagati “… si occupavano di reperire in Palermo le forniture di stupefacenti, provvedendo direttamente in prima persona o mediante soggetti di volta in volta reclutati a trasportare lo stupefacente da Palermo a Caltanissetta …”.

Significative influenze di Cosa nostra catanese nello spaccio in territorio nisseno sono state evidenziate da un’ulteriore indagine del mese di giugno, che ha portato all’arresto, tra gli altri, di un soggetto nato in Germania ma residente a Niscemi (CL), dove veniva spacciato lo stupefacente.
Collegamenti con organizzazioni criminali situate in Germania sono emersi anche in un’attività investigativa eseguita in collaborazione con la Polizia tedesca, nella quale è emerso che uno dei vertici della famiglia dei RINZIVILLO interagiva con esponenti apicali appartenenti ad altre organizzazioni di narcotrafficanti, italiane ed estere, principalmente dislocate in Germania. In particolare, i membri del sodalizio risultavano “…stabilmente in contatto con strutturate organizzazioni di narcotrafficanti ivi operanti, tra cui un’agguerrita compagine criminale composta da cittadini turchi…”. Gli esiti delle attività investigative hanno anche rivelato il coinvolgimento di un soggetto di fiducia di narcotrafficanti colombiani e della cosca ‘ndranghetista degli STRANGIO. Un ulteriore filone delle indagini ha evidenziato episodi di estorsione, di traffico di valuta ed episodi di corruzione di pubblici ufficiali aggravati dal metodo mafioso.

L’interesse delle consorterie per il traffico di stupefacenti viene ulteriormente confermato dal fatto che, nel semestre in esame, anche in provincia di Caltanissetta sono stati rinvenuti rilevanti quantitativi di droga e di attrezzatura per il confezionamento.

Particolarmente significativo, nella Provincia, è anche il controllo degli apparati amministrativi degli Enti locali.

La “collaborazione” dei funzionari infedeli incaricati di istruire le pratiche per le forniture di beni e servizi è risultata spesso determinante, come emerso dai lavori della Commissione d’indagine nominata dal Prefetto di Caltanissetta per la valutazione dell’operato dell’Amministrazione comunale di San Cataldo. Gli esiti dell’attività ispettiva hanno determinato, nel marzo 2019, lo scioglimento del Comune, affidandone la gestione ad una Commissione straordinaria prefettizia per un periodo di 18 mesi. Come descrive la relazione allegata al Decreto di scioglimento, “… una complessa attività investigativa … ha disvelato gravi forme di infiltrazione mafiosa nella gestione del servizio di igiene urbana ed una rete di rapporti di soggetti che illecitamente hanno gestito alcune gare di appalto del Comune di San Cataldo…”. In particolare, si legge che “… emerge un’articolazione dell’organizzazione mafiosa Cosa nostra operante nel territorio comunale di San Cataldo, quale cellula del mandamento mafioso di Vallelunga Pratameno …”. In definitiva emerge “una rilevante permeabilità dell’Ente locale ad influenze criminali unitamente ad una perdurante mala gestione che ha coinvolto settori nevralgici dell’azione amministrativa comunale attraverso una intensa trama di rapporti clientelari cha ha consentito ingerenze mafiose nell’apparato pubblico locale”.
Nel primo semestre del 2018, anche il Comune di Bompensiere era stato sciolto288 e la gestione affidata ad una Commissione prefettizia che perdura nell’incarico. Al riguardo è necessario precisare che il ricorso proposto dall’Amministrazione comunale di Bompensiere , per ottenere l’annullamento del decreto di scioglimento, è stato respinto nel luglio 2019 con sentenza dal Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio. Secondo le valutazioni riportate nel dispositivo viene confermata la valutazione della Commissione di indagine, che indica nel Comune di Bompensiere la “…presenza di un apparato amministrativo condizionato da elementi di collegamento con la criminalità organizzata e permeabile a logiche clientelari”.
L’attività condotta dalla DIA nel semestre in esame, con riferimento al contrasto ai patrimoni mafiosi, ha portato nel mese di febbraio al sequestro dei beni di un soggetto contiguo alla famiglia RINZIVILLO il cui patrimonio annoverava società con sede in Sicilia, in Lombardia, in Veneto, in Piemonte e nel Lazio. Le società erano operanti principalmente nel settore della consulenza amministrativa, finanziaria e aziendale, altre si occupavano di noleggio di autovetture di lusso, di mezzi di trasporto marittimi ed aerei. Un altro sequestro effettuato dalla DIA nel mese di maggio, ha riguardato un soggetto che, pur non inserito in alcuna organizzazione criminale, risultava gravato da precedenti penali per gravi reati di frode fiscale. Il suo patrimonio comprendeva molti beni immobili, tra i quali una vasta azienda agro-venatoria con strutture di ricezione turistica. Il valore complessivo di entrambi i sequestri ammonta a circa 19 milioni di euro.

Significative le confische definitive di beni nei confronti di due fratelli, vertici della famiglia di Montedoro inserita nel mandamento del Vallone, e di un imprenditore di San Cataldo coinvolto in reati connessi al traffico di stupefacenti e all’usura. I provvedimenti hanno colpito immobili e rapporti bancari per un valore complessivo di circa 5,3 milioni di euro.
La DIA ha partecipato ai lavori del Gruppo Interforze istituito presso la Prefettura di Caltanissetta per valutare la documentazione di imprese che hanno richiesto l’iscrizione alla cosiddetta “white list” o partecipato alle gare pubbliche di appalto. L’esame della documentazione ha permesso di emettere informazioni antimafia interdittive nei confronti di ditte edili, di movimento terra e di smaltimento dei rifiuti.