Quartiere Santa Venera, il comitato:"Nessuna promessa mantenuta"

[embed_video id=36478]Nemo profeta in patria. Crediamo che il detto sopracitato sia stato più volte ascoltato o detto da chi avrà la compiacenza di leggere queste righe, detta frase è stata utilizzata fin dalla notte dei secoli per indicare l’amarezza verso coloro che non hanno avuto la possibilità di poter mettere in pratica le proprie idee e conoscenze al servizio della comunità in cui vivevano , ma di portarla in dote e svilupparla in territori a loro sconosciuti, nel nostro caso noi del Quartiere Santa Venera (unitamente ai residenti nisseni pochi a dire il vero) del centro storico riteniamo che tale detto può essere interpretato e coniato nella sua interezza lessicale alla politica nissena che da oltre un trentennio governa la cosa pubblica della nostra città. Non è nostra intenzione fare dei processi politici, anche perché non ci competono, ne tantomeno giuridici
per quanto sopradescritto, ma il nostro vuol essere un semplice resoconto da inesperti cronisti narratori , raccontando gli eventi succedutesi nel nostro territorio da oltre mezzo secolo sospinti da una classe politica che ha visto e coltivato solo ed esclusivamente il suo orticello a discapito del bene comune; il tutto secondo le opinioni di umili cittadini nisseni che seduti su fredde panchine marmoree di piazzetta Tripisciano vedono scorrere inesorabilmente il tempo inermi dinanzi al nulla che avanza, creato dalla classe governante nissena; per cui la nostra iniziativa vuole essere una presa di coscienza civica un pensare ad alta voce in merito alla perdita materiale e umana , di cose e persone che la nostra città ha dovuto subire in tale periodo, ne tanto meno vogliamo redigere un editto o proclama antropologico o etimologico della causa o effetto che la nostra città ha dovuto subire nel periodo descritto,così come dice il detto “acqua passata non
macina più”,per tanto piangersi a dosso non trasforma la storia della nostra città che rimane sempre agli ultimi posti delle classifiche nazionali sia per tenore di vita che per servizi primari e secondari. Crediamo che sia nostro dovere ricordare quel che rimane del così detto “salotto buono” della città nel periodo descritto, infatti dai dati statistici comunali scopriamo ad esempio che nel quartiere “Provvidenza” vivono solo 35 famiglie nissene, mentre nel quartiere Santa Venera dai 18.000 residenti negli anni ’80, si è passato agli attuali 3.270 con la presenza di 250 etnie diverse, ed ancora nel quartiere “Angeli” è cresciuta a dismisura la presenza di extra-comunitari ; tutto questo avviene quando la politica ha come interesse primario far crescere e allargare la città in maniera sconsiderata, nascondendo cosi la mancanza di un piano strategico reale sullo sviluppo socio economico della nostra città. Per coloro che sono rimasti e per i pochi
che sono ritornati nel centro storico credendo in esso e amandolo si son ritrovati a dover convivere con una serie di disservizi , perdita di uffici primari ma soprattutto la cosa che più amareggia e quella di non avere la sicurezza e la quiete serale e notturna, questo deriva da una mancata integrazione fra cittadini nisseni ed extra-comunitari, in quanto vengono meno il rispetto delle leggi e del vivere civile perché tali luoghi si ritengono zone franche per il mal costume e l’inciviltà. Ai giovani non è data la possibilità di poter usufruire di nessun impianto sportivo pubblico, mentre scompaiono i luoghi preposti alla cultura (vedi chiusura di scuole medie e dell’infanzia). La storia ci ricorda che la nostra comunità ha già vissuto altre 2 immigrazioni
durante il secolo XIV e XIX e ci riferiamo al momento in cui, l’editto dei Moncada permise alla città di espandersi oltre le mura, permettendo cosi a molti agricoltori che arrivarono sul territorio cittadino, di potersi costruire o usufruire di un alloggio nelle vicinanze dei campi da essi coltivati e risiedere nei nuovi quartieri che si crearono; l’altro riferimento ricorda l’avviamento delle miniere di zolfo nel territorio nisseno con l’arrivo di migliaia di minatori, che furono accolti, nella loro residenzialità cittadina, in maniera pacifica e amicale. E quindi Caltanissetta vede crescere i quartieri sia dal punto di vista economico, demografico, architettonico, in poche parole inizia la sua vera Primavera. Se l’industrializzazione mineraria
fece conoscere Caltanissetta in tutto il mondo, per la qualità del suo zolfo, non meno eco ebbero i lutti che sconvolsero la vita della comunità nissena, di fatti non di rado avvenivano sciagure lavorative in miniera che toglievano la vita a molti minatori, compresi i famosi carusi, ma questo non scoraggiava ne impediva ai nisseni di intraprendere il lavoro di minatore anche se sotto pagati al servizio dei famosi padroni, quando negli anni ’60 le miniere furono inglobate dalla regione Siciliana ogni minatore si illuse di toccare il cielo con un dito, vide la propria fatica ricompensata in maniera adeguata, la sicurezza su posto di lavoro accresciuta in poche parole aveva acquistato quella agognata dignità di lavoratore . Ma tutto ciò durò ben poco era iniziata l’era della politica personalistica e dei faccendieri, per cui non si guardava più al bene comune ma a quello personale e amicale, a questa pratica non poté sottrarsi la popolazione Nissena. Ricordiamo a noi stessi e lo diciamo a bassa voce per non farlo sentire a chi non è nisseno che questa divenne la città dove si è creata la cultura dell’ozio, pagata profumatamente a quella generazione che ha usufruito di tali benefici senza pensare alla desertificazione che si stavano creando per le future generazioni, il riferimento alla chiusura delle miniere negli anni ’80 non è per nulla casuale; in ogni caso la maggior parte dei minatori era residente nel centro storico e che questa improvvisa ricchezza li porto a trasferirsi nei nuovi quartieri (dormitorio) in case più sfarzose più comode e piene di agio ma prive di quella convivenza sociale a cui erano abituati nelle vecchie e strette vie del Centro Storico. Per quanto sopra si intuisce che nella nostra
città era iniziata un parabola discendente, da quella ridente “citta capovalle” assorta nei primi anni del XIX secolo per essere dopo meno di ‘50 anni denominata città capoluogo , iniziava alla fine del XX secolo la sua inesorabile decadenza, di fatti son passati meno di 10 anni dalla chiusura delle miniere e da Caltanissetta iniziarono ad andar via uffici e servizi che davano lavoro a centinaia di persone, ci riferiamo a: enel , telecom, deposito e officina ferrovie dello stato , caserme e distretto militare e per ultimo la banca d’Italia, sperando di non perdere anche la corte d’appello mentre in questi giorni stiamo assistendo al ridimensionamento dell’ospedale S.Elia, e il CEPFAS rimane una mera chimera di sviluppo cosi come il polo universitario. Ma della centralità della nostra città di cui tutti ci riempiamo la bocca perché non viene sfruttata? Se si vuol creare una città dei servizi perché si è rifiutato nei primi anni del 2000 alla creazione
dell’interporto? Perché siamo l’unica città Siciliana a non avere guide turistiche autorizzate? Ma soprattutto visto il fallimento del polo universitario perché non si sono istituite scuole di alta specializzazione che tanto prestigio darebbero alla nostra città, creando figure da inserire subito nel mondo del lavoro? Perché chi di competenza non studia una strategia con i vari responsabili delle scuole superiori e con i direttori dei corsi professionali regionali per attivare corsi primari per nuove figure professionale e non inflazionare i corsi inerenti l’alimentazioni e i suoi operatori? Perché nella progettazione e realizzazione delle grandi opere Caltanissetta rimane sempre fuori dalla progettualità avendo sempre un ruolo secondario (da accattone)? Perché il PRG si sedimenta ogni volta che si deve rinnovare grazie ai tempi biblici creati dal connubio politico – amministrativo? Perché i servizi di riqualificazione urbana vengono alimentati con priorità dove
c’è produttività dimenticandosi i progetti dove necessità una nuova redditività? Perché non si crea la nostra cabina di regia, strategica per lo sviluppo, propositiva per i progetti e la valorizzazione del territorio? Chiediamo venia se ci siamo permessi di porre tali domande e molte altre ne avremmo, ma sappiamo che le risposte risuonerebbero sempre uguali e cioè : “ci stiamo pensando “ o peggio ancora” stiamo provvedendo” per non dire quella più classica “a’bbonè chiddru cha riniscimu a fari” intanto i giorni passano e il declino inesauribilmente non si arresta.
I mass media ci propinano giornalmente immagini e notizie di una società globalizzata dove il sapere e la conoscenza delle nuove tecnologie hanno il sopravvento sulla quotidianità delle persone trasformandone i modi di agire, la convivenza,gli spostamenti ecc. cambiando repentinamente stili e modi di vivere ma tutto questo non riesce a battere il bello, il sapere, i sapori e altro, tutte cose queste ultime che fanno parte di quel mondo chiamato artigianato e agricoltura, professato da antichi maestri artigiani e da luoghi e materie prime incontaminate; noi riteniamo che Caltanissetta, ancora per poco potrebbe eccellere in tale settore, tramandando anche alle future generazioni i segreti e il gusto di tali specialità e maestria, ma soprattutto farebbero ritornare Caltanissetta il valore aggiunto ed essere riconosciuta a livello mondiale così come lo è
stata negli anni in cui era capitale dello Zolfo. Questo e un breve esempio di quello che potrebbe dare la nostra città, anche in periodi di crisi quale l’attuale, solo se le miopie e le cocciutaggini politiche non rimanessero chiuse nel proprio recinto ma andassero verso il bene comune, o per meglio dire se la politica avesse la forza di svincolarsi dei lacci e laccioli della burocrazia dove tutto si ferma e tutto si deve, anche di fronte alla salvezza non di un popolo
ma di una singola vita umana ; spesso questa diventa la cartina di tornasole di non decisioni e di mancati accordi che la politica pone a sua difesa dinanzi alla richiesta dei cittadini, a questo teorema partecipa Nel Giugno del 2014 questa città e la maggioranza dei nisseni si erano illusi che una nuova linfa era attecchita nelle nostre vite sperando che “ ora è la vota bona”, la politica si era rifatta il look e si presentava ai Nisseni rinnovata come non mai e con programmi e azioni politiche “all’ultimo grido”, nella nuova classe dirigente infatti ben due terzi dei consiglieri comunali sono di prima nomina e in età abbastanza matura per comprendere le necessità primarie di questa città; un terzo del consiglio è rappresentato da donne con alta sensibilità nel comprendere e risolvere i bisogni, ma soprattutto prive di quelle barriere mentali che spesso bloccano la politica nella risoluzione dei problemi, questo governo della città si doveva basare sulla
“politica partecipativa” in cui i principali attori dovevano essere i cittadini nisseni con le loro proposte e idee, ma soprattutto la stella polare che avrebbe guidato il riscatto nisseno doveva essere, per tutte le forze politiche, il rilancio del centro storico che rappresenta la nostra identità. Dopo un’ anno e mezzo di tutti questi principi ed enunciazioni, si è avuto l’effetto contrario. La città si impoverisce sempre di più, sempre più giovani abbandonano le proprie famiglie perché costretti a cercare lavoro fuori dal nostro territorio. Non ripartono le opere pubbliche, i servizi primari diminuiscono la collaborazione tra amministrazione e cittadini non decolla, in quanto le risposte ai bisogni rimangono lettera morta, la città diventa sempre più amorfa, il centro storico sempre più isolato, ma soprattutto non si riesce a individuare qual è l’obiettivo per far ripartire l’economia cittadina. Una cosa è rimasta invariata, quella che la rappresentanza politica rimane bene remunerata con i soldi della comunità infatti dai dati apparsi sui quotidiani si è potuto notare come i signori consiglieri hanno percepito in dodici mesi di
(onorato) servizio, ricompense che vanno da i 20’000 euro ai 5’000 euro, con la maggioranza dei consiglieri attestata ai 18’000/15’000 euro, una domanda, visti i risultati, sorge spontanea ma la buona politica nasce in base alle somme percepite? Se così fosse crediamo che tutti dovrebbero restituire le quote percepite con alti interessi, in quanto dietro ogni stipendio elargito vi è il lavoro, l’impegno e la fatica della persona a cui viene elargito creando così un circolo virtuoso, concetto del tutto estraneo ai nostri politici. Mentre riteniamo che chi ha il compito del governo della città non ha trovato il giusto grimaldello per scardinare le vecchie logiche politiche spartitorie, per cui al bene comune viene contrapposto primariamente la poltrona, e di ciò c’è ne siamo accorti in questi giorni quando si è parlato di un fantomatico rimpasto di giunta in cui
credevamo che molti più collaboratori del primo cittadino sarebbero cambiati, vista la loro non incisività e la mancanza di risultati nel ruolo in cui erano stati chiamati, un buon comandante sceglie il proprio equipaggio in base alla rotta che vuol seguire per cui gli errori che durante il percorso si commettono non sono mai dei singoli ma è di tutti i componenti ; questa città si permette di spendere oltre mezzo milione di euro per stipendi dati a persone “che già dicono hanno del suo” ma sono improduttivi e quindi a fondo Perduto.

Le parole sopra descritte non vorremmo che venissero prese come il solito pensiero ricorrente nell’ultimo periodo, chiamato anti politica in questa città già da anni hanno operato diverse realtà volontaristiche fra essi anche i comitati di quartiere che messosi a disposizione della politica GRATUITAMENTE hanno fatto conoscere ai governanti della cosa pubblica e a tutti i rappresentanti politici seduti negli scarni del consiglio comunale qual erano l’esigenze e i bisogni di ogni quartiere della città per tanto lungi da noi il pensiero dell’anti politica infatti alcuni componenti dei comitati, visto il nuovo concetto di governabilità che abbiamo esposto sopra si sono candidati a consiglieri comunali per dare il loro contributo in prima persona per offrire le loro idee e pensieri per il rilancio della nostra città; noi credevamo molto in questo progetto
perché pensavamo che finalmente la politica potesse trarre vantaggio nell’operare e mettere in pratica i suggerimenti della collettività, ma a tutt’oggi non sembra interessare a nessuno questi suggerimenti, di fatti le risposte sono “0” e non si intravede nessun proposito ai progetti migliorativi per la comunità. Questo ha portato i comitati ad uno sbandamento per non dire ad una implosione nel loro operare, sono stati mesi in cui si è perso il mordente e la voglia di far sentire la nostra voce ma soprattutto è venuto meno quello spirito di solidale che ci teneva uniti nelle battaglie che ciascuno di noi portava avanti; noi del comitato Santa Croce dichiariamo ai solerti pensatori di questa nuova politica che non è nostra intensione farci fagocitare da questa pseudo nuova politica rimanendo sempre quella voce libera e fuori dal coro che da oltre 20 anni abbiamo dimostrato di essere ed è quindi nostra intensione ridare fiato al ordinamento dei quartieri, scuotendo quegli amici che si sono smarriti nel silenzio per il comportamento di questa nuova politica/profetica ricordando ai guri della politica che la saggezza degli antichi latini aveva coniato con il detto “VOX POPULI VOX DEO”. E quando le cose di normale amministrazione si devono fare, si devono trovare i soldi e farle con programmazione, non esistono né scuse ne ma! e nemmeno straordinarietà. Per dimostrare che quando sopra scritto non è nostra invenzione ne tanto meno un nostro farneticare o peggio ancora un millantato credito portiamo ad esempio ciò che è per tutti i signori politicanti doveva essere la stella cometa della rinascita Nissena IL RILANCIO DEL CENTRO STORICO; ci siamo accorti che questo fino ad esso è risultato il più grande BLUF che i programmi della politica nissena hanno prodotto nell’ultimo ventennio e oltre in quanto essi ritengono tale porzione di territorio si riduca a quel segmento di territorio che gli antichi nisseni chiamavano “a strata de funnachi “ e ”u colleggio” mentre la geografia della nostra città ci dice che anche “u puzziddu” , ”a strata de scarpari” , ” u cassareddru”, la strda de spini”,“ la
calata de bagni “, “a batiedda” e chi più ne ha più ne metta rientrano nei fatidici 4 quartieri storici della nostra città; ma in ogni caso crediamo che lor signori possono benissimo visionare i perimetro di tale zona recandosi preso l’ufficio tecnico comunale, e farsi spiegare che per il rilancio necessitano i piani di riqualificazione o se vogliamo fruttificare le infinite sedute sulla perimetrazione del centro storico bisogna approvare quello che la precedente amministrazione non è riuscita a fare. E ancora si deve portare la residenzialità al centro con nuovi servizi , un grande parcheggio e una nuova tangenziale per esempio e poi i progetti di riqualificazione dei quartieri con gli infiniti canali di finanziamenti europei. L’impressione avuta che questa riqualificazione del centro è stata preparata da persone amanti del COLLODI, innamorandosi fino ad imitare, di uno dei suoi personaggi più famosi quel burattino di legno che tanta nomea gli fecero acquistare fra i bimbi del mondo; amici cari ricordatevi che quello era di legno e non possedeva ne la ragione ne tanto meno un’anima. A conclusione di questo nostro scritto poiché il nostro punto di unione per noi del comitato Santa Croce la conoscenza storica della nostra città vogliamo terminare ricordando che
non possiamo più permetterci di sbagliare anche in buona fede ma soprattutto perdere tempo.

Nella nostra città subito dopo la costruzione della cattedrale di Santa Maria La Nova , la famiglia Moncada e i nobili della città erano soliti riunirsi in essa per decidere le azioni da portare avanti per la vita comunitaria e lo sviluppo della città, dandole così benessere e gloria, mentre al popolo era consentito riunirsi nella chiesa del convento del Carmine per poter esporre i propri bisogni. Oggi la storia ha invertito i luoghi, palazzo del Carmine diventa il luogo dove si dovrebbero risolversi i problemi della gente, mentre ci accorgiamo che è diventato uno luogo di business che sotto la parvenza della rappresentanza popolare si risolvono le proprie esigenze ed individualismi e il lavorare e l’impegnarsi per la città diventa il ritornello di una canzone conosciuta ma stonata , mentre la voce che si eleva dall’interno della Cattedrale a favore della
gente specialmente degli ultimi e degli emarginati rimane solamente un “eco” per i nostri governanti.
Tutto quanto da noi scritto in questo documento speriamo che sia da stimolo, anche se il tempo rimasto non è favorevole a questa generazione; e per chi vuol veramente il bene a questa città, saremmo felici che si smentisse ciò che lo scrittore Tommasi Di Lampedusa fa dire al Principe di Salina in una famosa frase del suo romanzo il “Gattopardo” quando a proposito della politica della Sicilia egli declama :“IN SICILIA TUTTO CAMBIA PERCHE’ NULLA CAMBIA”. Sappiate che anche noi non abbiamo più voglia ed soprattutto speranza e quindi per noi potrebbe coniarsi il titolo di questo documento. AUGURI CALTANISSETTA .

A.D. 2015

P.s. questo documento verrà depositato presso la biblioteca Comunale L. Scarabelli affinché la futura

generazione “nissena” potrà avere una reale immagine di quella che fu una città, per poter iniziare un nuovo percorso