Promesse non mantenute al Sant’Elia: “I papà non possono assistere al parto e le donne si sentono prese in giro“

Promesse non mantenute al Sant’Elia: “I papà non possono assistere al parto e le donne si sentono prese in giro“
Un gruppo di donne in gravidanza di Caltanissetta scrive alla nostra redazione, raccontando di sentirsi prese in giro perché i loro mariti ad oggi non possono assistere al parto all’ospedale Sant’Elia nonostante le promesse ricevute. Ecco cosa scrivono:
“In breve a partire da luglio un gruppo di donne in attesa si sono fatte sentire… Inizialmente con una PEC indirizzata alla direzione sanitaria, poi chiedendo aiuto al sindaco e con interventi fatti da consiglieri in consiglio comunale, poi petizione con più di 600 firme in poco più di una settimana, articolo su la Sicilia… Finalmente arriva la notizia che il Sant’Elia apre le porte ai papà. Il primario si esprime e dice che 48h prima si farà un tampone al papà… Alquanto “strana” come cosa perché un parto naturale non è prevedibile… Ad ogni modo abbiamo chiuso la petizione ringraziando l’asp e manifestando soddisfazione. Ad oggi invece situazione invariata. Ci sentiamo prese in giro… In più molte di noi hanno già dato alla luce i loro piccoli e hanno constatato diverse mancanze e problematiche…” Le donne ci elencano i punti salienti di quanto accade: nessuna promessa mantenuta, i papà non possono assistere al parto, nessun tampone ne ai papà ne alle assistenti donne previste in caso di parto cesareo. Prima del Covid si lamentava una carenza di organico ma la situazione era gestibile perché c’erano le assistenti, ad esempio le nonne, a prendersi cura dell’igiene del neonato e della madre. Adesso sono troppi i disagi che chi ha già partorito lamenta: assistenza carente, disorganizzazione, scortesia da parte del personale che è soggetto a molto stress. Il papà vede il proprio figlio qualche minuto nella sala d’attesa davanti il reparto, luogo inadatto. La donna è ancora sola senza assistenza psicologica o di altro tipo per tutta la durata del travaglio. Ad oggi solo parole da parte del primario in quanto nessuna riunione organizzativa e linee guida sono state proposte al personale. L’intenzione di queste future madri è quindi quella di presentare un esposto alla direzione sanitaria.