Nuova rete ospedaliera, buone notizie per la provincia di Caltanissetta

[embed_video id=123279]Il Pd esulta, l’opposizione insorge, i sindacati si dividono. All’indomani del via libera in commissione sanità all’Ars sul nuovo piano della rete ospedaliera siciliana, si levano le voci di favorevoli e contrari. L’ultima parola spetterà ai ministeri dell’Economia e della Salute, che il 4 aprile dovranno esprimere il parere definitivo. Poi si dovranno aggiornare le piante organiche delle aziende e infine si potranno sbloccare le oltre cinquemila assunzioni promesse in corsia. Ma quali sono le principali novità rispetto alla bozza cassata a settembre tra le proteste?

Le principali novità. I posti letto per le emergenze passano da circa 13mila a 14.637, nascono 3.414 posti letto di Riabilitazione e lungodegenza. Di contro scompaiono 215 poltrone da primario e alcuni pronto soccorso di provincia sostituiti da Presidi territoriali di emergenza. E se alcune strutture come l’ospedale Giglio di Cefalù e il centro per neurolesi Bonino Pulejo di Messina vengono promossi a strutture di base, mantenendo così tutti i reparti attualmente attivi, viene “declassata” l’azienda Villa Sofia-Cervello di Palermo che inizialmente era stata immaginata come Dipartimento di emergenza e urgenza di secondo livello. Rimarranno aperti – precisa l’assessorato alla Salute – i pronto soccorso di Canicattì e Licata. Per il resto, rimane lo schema degli ospedali gerarchicamente suddivisi. Gli “hub”, ovvero le strutture altamente specializzate che saranno punto di riferimento per le grandi emergenze, passano dai tre inizialmente previsti a sette: Arnas Civico e Policlinico a Palermo per il bacino di Palermo e Trapani; Garibaldi, Cannizzaro e Policlinico a Catania per il bacino Catania, Siracusa e Ragusa ; Policlinico di Messina; ospedale di Caltanissetta per il bacino Caltanissetta, Agrigento e Enna. Le altre strutture sono classificate in “spoke” (grossi ospedali che dispongono di aree di pronto soccorso di primo livello con funzioni di rianimazione e degenza), presidi di base (che mantengono almeno quattro unità operative come il Pronto soccorso, la Chirurgia generale, la Medicina generale e l’Ortopedia), ospedali in zone disagiate (con servizi di base per affrontare le emergenze).

Favorevoli e contrari. Il parere favorevole alla nuova Rete ospedaliera siciliana dato dalla commissione Sanità dell’Assemblea regionale siciliana è “il frutto di un percorso faticoso che ha tenuto conto delle esigenze degli utenti, dei territori e degli operatori del settore sanitario”. Ne è convinto Pippo Digiacomo, presidente della commissione stessa, commentando il via libera al documento arrivato ieri in serata. Per impedire l’approvazione del Piano il M5s aveva abbandonato i lavori della commissione, giudicando il testo “un vero e proprio castello di carta perché assolutamente privo di risorse economiche”. Soddisfazione viene espressa anche dal democratico Giuseppe Arancio. Secondo il parlamentare dem: “Viene scongiurato il rischio di chiusura per le strutture più piccole e vengono rafforzate quelle principali”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Antonella Milazzo (Pd), per la quale “il riordino della sanità siciliana che consegnerà ai cittadini un sistema più moderno ed efficace”.

Critica l’opposizione. Oltre ai deputati grillini, a insorgere è il deputato di Sicilia Futura e presidente della Commissione affari istituzionali Totò Cascio: “Questa rete è una porcata. Una manovra elettorale che distrugge i territori. A cominciare dall’ospedale di Sciacca e Ribera dove scompaiono, tra le altre clse, l’urologia, la struttura complessa di chirurgia, la chirurgia toracica. Per Dino Fiorenza “La nuova rete – dice – rappresenta un estremo tentativo di Crocetta di presentarsi all’elettorato con le carte in regola, ma cosi certamente non è e questo vale soprattutto per le scelte che coinvolgono i Policlinici”. “Finalmente il governo di centrosinistra butta la maschera – la denuncia del capogruppo della Lista Musumeci, Santi Formica – e nonostante le promesse e gli impegni piu volte ribaditi
dal governo ai sindaci del comprensorio, con la nuova proposta di rete ospedaliera viene chiuso l’ospedale di Barcellona che serve un comprensorio di oltre ottantamila abitanti, e viene poi depotenziato l’ospedale di Milazzo che non viene dotato dell’indispensabile emodinamica

E mentre quasi tutti i sindacati sono al fianco di Gucciardi e parlano di “migliore rete possibile”, anche su questo fronte si levano voci discordanti come quella di Cimo.