Nisseno amareggiato: "Addio alle panchine antistanti l’INPS di Caltanissetta"

[embed_video id=36832]Un nisseno Carlo Sorbetto scrive: TU CHIAMALA, SE PUOI, DEMOCRAZIA PARTECIPATA. In piedi, oppure seduti sui gradini dell’INPS in attesa dell’apertura, al massimo con la schiena appoggiata al
muro a fumare una sigaretta o sfogliare un giornale. Addio alle panchine antistante l’INPS di Caltanissetta. Nei primi giorni di ottobre u.s., sono iniziati dei lavori per: “manutenzione stradale, insidie stradali, buche e marciapiedi disastrati” nella via Cavour. Dopo una decina di giorni circa, hanno completato i lavori ma, delle due panche poste sul marciapiede dinanzi l’ingresso dell’INPS non si hanno più notizie. Ancora una cosa, ho chiesto chiarimenti in merito al Direttore dei lavori, Ing. Salamanca, mi ha detto così: “l’INPS nell’ambito della propria programmazione ha richiesto la rimozione delle panche”. Probabilmente molti di voi si ricorderanno della telenovela tra il sottoscritto, l’Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale (l’INPS non si
riteneva obbligata a prendersi “cura” dei suoi utenti, nell’installare due panche utili a rendere più comoda l’attesa dell’apertura) e la precedente Amministrazione comunale. Fallito il tentativo con l’INPS, mi sono rivolto all’ufficio tecnico che, dopo due mesi di trattative, grazie alla sensibilità e l’attenzione dimostrata a questo tema (produzione di servizi a beneficio dei cittadini) sia dal dirigente dell’ufficio tecnico, Arch. Armando Amico, che dall’ ex Assessore ai lavori pubblici, Ing. Carlo Giarratano, venivano installate due panche. A distanza di tempo, alcuni miei amici, continuano a dirmi di smettere di occuparmi di Caltanissetta, il suo traffico, il verde, del benessere del cittadino, del decoro urbano e dei suoi giardini pubblici: che ho stancato. Altri però mi hanno incitato a continuare a scrivere, “perchè non si può lasciare Caltanissetta andare così alla deriva”. Il traffico: lasciamo perdere perché mi sembra di combattere contro una dittatura mediorientale dove è vietato esprimersi. Basterebbe indagare sulle opinioni degli automobilisti, dei guidatori dei bus pubblici e su quelle dei tutori dell’ordine; purtroppo i funzionari sono condannati al silenzio. Lasciamo le soluzioni a chi da anni recita “Stiamo studiando su eventuali
cambiamenti…. Per non parlare poi della sicurezza, dei giardini pubblici (perennemente pre-occupato), le pseudo aiuole, sulle scomode panchine per gli anziani, sulle chiusure dei WC pubblici, sulle chirurgie effettuate sul fondo stradale, ecc. Affrontare problemi reali, a volte, vuol dire non vincere alcune battaglie. Vero. Ma questo non vuol dire tradire un ideale. Non conta solo il risultato ottenuto per i cittadini, ma anche l’idea di politica che si vuole lasciare per la propria città. In questa sede voglio sostenere che, una buona soddisfazione dei cittadini è utile, è possibile e va fatta, ma va inserita in un quadro concettuale ed operativo lontano dal terreno in cui è nata, un quadro in cui la centralità del cittadino non sia garantita dal numero di volte che viene consultato sui temi più disparati, ma dal grado in cui il suo punto di vista viene assunto come centrale nella progettazione delle politiche pubbliche, nella loro gestione e nella loro
valutazione, e dal grado in cui tutto questo si traduce in politiche più efficaci perché democraticamente definite e valutate. Carlo Sorbetto