Messaggio del Vescovo Russotto per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato

Figlioli carissimi, nella solennità dell’Epifania di Gesù al mondo intero, desidero rivolgervi il presente messaggio in occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che ricorre domenica 18 gennaio. Un passo del Salmo 71, che la liturgia oggi ci suggerisce, dice: «Perché egli libererà il misero che invoca e il povero che non trova aiuto. Abbia pietà del debole e del misero e salvi la vita dei miseri». Tra i tanti miseri e poveri che invocano aiuto sono da annoverare certamente i migranti e i rifugiati, quelle persone vittime delle nuove forme di povertà e di schiavitù. Missione della Chiesa, pellegrina sulla terra e Madre di tutti, è amare Gesù Cristo nell’incontro con i più poveri e abbandonati. Pertanto, quest’anno la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato ha per tema: Chiesa senza frontiere, madre di tutti. Per parlare della maternità della Chiesa il Papa ci ricorda l’insegnamento del Concilio Vaticano II espresso nella Costituzione Dogmatica Lumen Gentium al n. 14: Essa (la Chiesa) infatti genera figli e figlie e «li incorpora e li avvolge con il proprio amore e le proprie cure». Credo che dovremmo far nostra la sottolineatura del il Papa circa l’atteggiamento nei confronti del problema delle migrazioni, ormai sempre più presente nelle nostre realtà locali attraverso la presenza del CIE, del CARA e degli ultimi sviluppi in merito agli SPRAR. Lo dico con le parole del Papa: «Non di rado però, questi movimenti migratori suscitano diffidenze e ostilità, anche nelle comunità ecclesiali, prima ancora che si conoscano le storie di vita, di persecuzione o di miseria delle persone coinvolte. In tal caso, sospetti e pregiudizi si pongono in conflitto con il comandamento biblico di accogliere con rispetto e solidarietà lo straniero bisognoso». A questo riguardo, oggi più che mai, non possiamo fare retorica o buonismo, ma siamo tutti interpellati, come comunità cristiana da un fenomeno strutturale che è destinato a mutare la compagine sociale delle parrocchie dove già sono presenti, sebbene in misura diversa da luogo a luogo, persone che non sono numeri ma creature di Dio o suoi figli con la stessa fede e lo stesso battesimo. Lo vediamo anche nei nostri piccoli comuni; penso a Delia, Serradifalco, ma soprattutto Caltanissetta, dove i nostri fratelli immigrati costituiscono di fatto una colonia. Con questo messaggio desidero rivolgermi anche alle Istituzioni civili. Non siano indifferenti verso il grido di dolore dei poveri migranti, perché, come ha detto il Papa nell’omelia di fine anno in occasione del canto del Te Deum: «Occorre difendere i poveri e non difendersi dai poveri, … occorre servire i deboli e non servirsi dei deboli». Un messaggio chiaro per chi ha le mani in pasta con le nuove povertà e che ciascuno di noi deve far proprio. Chiesa senza frontiere madre di tutti, riporta all’origine del progetto del Creatore che ha affidato la terra e tutto ciò che essa contiene a tutti gli uomini, affinché, come figli di un unico Padre e fratelli di una sola famiglia, vivessero in pace e in armonia con tutte le cose da Lui create. <p style="text-align: right;">Vostro aff.mo <p style="text-align: right;">Mario Russotto.

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