Licari, Ethikos: “Arpa Sicilia, acque degli invasi non potabili. ARS, sindaci e Ati idrico devono intervenire”

Licari, Ethikos: “Arpa Sicilia, acque degli invasi non potabili. ARS, sindaci e Ati idrico devono intervenire”

Salvatore Licari, presidente Ethikos per il territorio, comunica: “L’ARPA Sicilia, il 16 novembre scorso ha elevato la Relazione sul monitoraggio delle acque superficiali destinate alla produzione di acqua potabile, e dai dati ottenuti, nell’anno 2019 sono risultate conformi alla relativa classificazione solo le acque di un solo fiume: del Fiume Eleuterio (PA), mentre risultano non conformi le acque degli invasi Ancipa (EN), Scanzano (PA), Fanaco (PA), Garcia (PA), Piana degli Albanesi (PA), Poma (PA), Rosamarina (PA), Santa Rosalia (RG), del serbatoio Malvello (PA) e dei fiumi Imera Meridionale (PA) e Jato (PA). Inoltre ad oggi, alcuni invasi presenti in Sicilia con la medesima destinazione non hanno avuto attribuita la classificazione dalla Regione Siciliana, quindi vi sono carenze amministrative e tecniche, tale  che non sempre è stato possibile quindi valutare la conformità per tutte le fonti; quest’ultime risultano essere le acque degli invasi di Castello (AG), Cimia (CL) e Ragoleto (RG), cui comunque ne è stata proposta la classificazione con la non conformità alla classe A3 (vedasi esplicazione sotto).

-Sono stati rilevati superamenti dei limiti, nella presenza di: COLIFORMI TOTALI, COLIFORMI FECALI, SALMONELLA, STREPTOCOCCHI FECALI, OSSIGENO DISCIOLTO, FOSFATI, TENSIOATTIVI, MANGANESE, FLORURI, SOLFATI, METALLI, ecc.

La risorsa acqua è fondamentale per la salute e per l’ambiente.

– Ci domandiamo in che malosistema vivono i Cittadini e le Comunità.

-Certamente vi sono gravi responsabilità nella gestione dell’intero sistema delle acque potabili e di altro genere, inadempienze.

-La questione non viene sollevata dagli organi pubblici competenti, e ciò rileva la carenza istituzionale a svolgere il loro ruolo a salvaguardia della salute dei cittadini e per preservare l’ambiente quale patrimonio siciliano.

-Ci interroghiamo cosa stanno a fare i tanti che occupano le funzioni pubbliche ed incarichi politico-istituzionali, assegnati, per cui vengono lautamente pagati con stipendi e compensi.

-Ed abbiamo l’acqua più cara d’Italia con bollette esose.

-E dei Fondi Comunitari erogati in decenni dall’UE per impianti ed opere che ne sono stati fatti ?

-E di programmi di investimento esecutivi non se ne parla, non se ne discute affatto.

-Solo chiacchiere inutili a livello nazionale e regionale su improbabile Recovery-fund, destinato forse a tutt’altre finalità che per il bene della salute dei Cittadini.

-Viceversa assistiamo a interessi politici di cariche a livelli locali e regionali molto probabilmente per propri tornaconti e di fazione politica.

– Una gestione fallimentare.

Si riporta e si rappresenta:

-Le acque per essere conformi, devono rispondere ai requisiti di qualità stabiliti dalla norma  che prevede il rispetto dei limiti di alcuni parametri chimico-fisici e microbiologici determinati sulle acque superficiali destinate alla produzione di acqua potabile.

-Il monitoraggio prevede quindi il campionamento delle acque dolci superficiali destinate alla produzione di acqua potabile in prossimità delle opere di presa e la successiva analisi batteriologica e chimica dei campioni prelevati.

-Le azioni conseguenti all’attività di monitoraggio, nel caso di non conformità alla classificazione attribuita, la Regione Siciliana  può valutare se ci sono i presupposti per procedere ad una deroga del rispetto del limite, o valutare una riclassificazione delle acque ad una classe superiore, verificando la coerenza con la tecnologia dell’impianto di potabilizzazione a cui l’acqua è addotta. Le acque non conformi alla categoria A3 possono essere addotte agli impianti di potabilizzazione secondo quanto stabilito dal comma 4 dell’art.80 del D.Lgs. 152/06 per il quale: tali acque “potrebbero essere utilizzate, in via eccezionale, solo qualora non sia possibile ricorrere ad altre fonti di approvvigionamento e a condizione che le acque siano sottoposte ad opportuno trattamento che consenta di rispettare le norme di qualità delle acque destinate al consumo umano”. Il Piano di Tutela delle Acque è lo strumento regionale volto a raggiungere gli obiettivi di qualità ambientale nelle acque interne (superficiali e sotterranee) e costiere della Regione Siciliana e a garantire nel lungo periodo un approvvigionamento idrico sostenibile.

-L’ultimo Piano di tutela delle acque risale al 2007, e degli interventi strutturali previsti è stato fatto ben poco se non nulla. Il Piano di tutela si prefiggeva di prevenire e ridurre l’inquinamento dei corpi idrici, attuando interventi di risanamento, individuando adeguate protezioni sulla qualità delle acque, mantenendo la capacità naturale di fitodepurazione dei corpi idrici e perseguendo usi sostenibili e durevoli delle risorse idriche.

ADOPERATEVI ! “