L’ANM a Vallelunga Pratameno per l’aratura di un terreno confiscato alla mafia

L’ANM a Vallelunga Pratameno per l’aratura di un terreno confiscato alla mafia

Sono iniziate a Vallelunga Pratameno le operazioni di aratura di uno dei terreni confiscati dall’autorità giudiziaria di Caltanissetta ad Alfonso Scozzari e assegnati al Consorzio Sviluppo e Legalità. “Siamo qui – ha spiegato il presidente dell’ANM Rodolfo Sabelli – per
offrire l’esempio di un impegno praticato e non declamato. Siamo qui in occasione
della prima aratura di un terreno confiscato alla mafia – nei luoghi in cui fu segregato
per tre giorni il piccolo Giuseppe Di Matteo – e ora restituito alla società civile e alla
legalità. Siamo qui per dimostrare visivamente la presenza dello Stato in tutte le sue
istituzioni”. All’iniziativa erano presenti, con il presidente dell’ANM Rodolfo Sabelli e
il presidente e il segretario dell’ANM di Caltanissetta, Fernando Asaro e Renata Giunta, il prefetto di Caltanissetta Maria Teresa Cucinotta; il questore di Caltanissetta Bruno Megale; il comandante provinciale dei Carabinieri di Caltanissetta Angelo De Quarto assieme al comandante della compagnia di Caltanissetta Domenico Dente, al comandante della stazione di Vallelunga Pratameno, Vincenzo Taliano, e al comandante della stazione di Marianopoli Giovanni Immordino; il capitano Sebastiano Rapisarda, in rappresentanza del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Caltanissetta; il presidente e il direttore del Consorzio Sviluppo e Legalità, rispettivamente Piero Capizzi, sindaco di Monreale, e Lucio Guarino; il responsabile regionale di Libera Umberto Di Maggio; Emanuela Giuliano, dirigente del servizio legalità e beni confiscati alla criminalità mafiosa presso la segreteria della presidenza della Regione Sicilia e Giulio Guagliano, capo di gabinetto alla presidenza della Regione. La delegazione ha visitato, inoltre, la villa – altro bene confiscato a Scozzari – all’interno della quale è stato sequestrato per tre giorni il piccolo Giuseppe Di Matteo – il figlio del collaboratore di giustizia Santino Di Matteo – rapito il 23 novembre 1993 all’età di 13 anni e poi strangolato e sciolto nell’acido su ordine di Giovanni Brusca.