Jessica Napoli: Il Servizio civile compie vent’anni. Quali prospettive oggi?

Jessica Napoli: Il Servizio civile compie vent’anni. Quali prospettive oggi?

Lettera aperta di Jessica Napoli operatore per la disabilità e laureanda in Scienze dell’educazione e della formazione:

“A breve partiranno, un po’ in tutti gli enti ospitanti, i progetti di servizio civile di quest’ anno. Quando parliamo di servizio civile ci riferiamo ad un periodo di circa dodici mesi, nel quale i ragazzi scelgono volontariamente di impiegare il proprio tempo e la propria persona, alla difesa ed alla promozione di valori etici e morali, attraverso azioni concrete per la comunità. Esistono svariati ambiti, dalla promozione culturale, artistica,ambientale, paesaggistica a quella dei diritti umani e la non violenza. Dalla protezione civile all’assistenza alla persona, che trova piena realizzazione negli enti del terzo settore, in merito alla disabilità, alle dipendenze patologiche, ai minori a rischio piuttosto che a realtà quali l’immigrazione. Oltre ad altre prospettive quali quella specificamente ambientale o all’estero. La sua storia inizia nel 1972, con l’obiezione di coscienza e la Legge n.772, che sancì appunto tale diritto per motivi morali, religiosi e filosofici, come “sostituto” e quindi obbligatorio, del servizio militare. Nel 2001 invece, grazie alla Legge n.64 venne istituito appunto quello che oggi conosciamo, riservato a tutti i giovani dai 18 ai 29 anni con la volontà di prendere parte ad un anno di grande formazione personale e professionale. L’aggettivo “nazionale”  nel 2017, nell’ambito della Riforma del Terzo Settore, lascia il posto ad un altro, che è “universale”. Quali differenze? Possibilità più estese di prestare servizio all’estero, dei progetti che variano da otto a dodici mesi, ed un numero superiore di posti disponibili.

Io stessa ho prestato servizio, quasi quattro anni fa ormai, in una delle strutture dell’Associazione Casa Famiglia Rosetta che si occupa di disabilità. Trovandomi ora in una fase diversa, anche se in realtà lo facevo già allora, quando qualcuno mi chiede di dargli un consiglio sul farlo o meno, la risposta è stata ed è sempre si. Le potenzialità di un’esperienza del genere variano a seconda della persona. C’è chi la intraprende per una prima forma d’indipendenza economica, chi per impiegare un anno della propria vita in maniera proficua,chi per integrare un percorso formativo o professionale. In ogni caso, anche aldilà dei settori d’impiego, per una persona risulta essere una delle parentesi di vita più belle. Quello che consiglio sempre infatti è di non lasciarsi scappare nulla e cogliere al volo tutte le opportunità che offre, e a questo si aggiunga anche la possibilità di essere affiancati da persone “padrone” del proprio mestiere e propense ad essere educatori e formatori, che definirei essenziale in questo viaggio.

Sicuramente oggi il servizio assume un significato diverso. Dopo circa un anno di “precarietà” ed in alcuni casi di attività da remoto, oggi questa “ripresa” si veste di un valore ancora più forte e di uno spirito di dedizione per il territorio particolare. I ragazzi infatti, adeguandosi alla situazione sanitaria, con le loro risorse e la loro “creatività”,saranno sicuramente di grande aiuto. Non è  casuale che lo scorso 15 dicembre, la Presidenza del Consiglio dei Ministri abbia istituito la “Giornata Nazionale del servizio civile universale”, guarda caso lo stesso giorno della Legge del 72’ sull’obiezione di coscienza. Scelta che ho condiviso. E’ importante dargli risonanza, perché credo che in un momento come questo il valore del dono debba prevalere su concetti antitetici come ad esempio la competizione e lo “sgomitare” in mezzo agli altri. Un tempo in cui è difficile anche solo credere che le persone agiscano senza pensare ad un proprio tornaconto. E’ importante valorizzare la figura del volontario, anche perché il suo non è per niente un ruolo marginale, ma spesso opera a tutti gli effetti nella realtà in cui viene inserito, e quindi in qualche modo, il suo lavoro assume anche una certa importanza. Un’ idea che mi piace molto è quella della resilienza del servizio, che OGGI si arricchisce di nuove ed indispensabili life skills.”

 Jessica Napoli