Identikit dei volontari della Rete Civica: tra loro medici e sociologi, imprenditori e professionisti. Tutti sul campo con competenze, “sogni” e bisogni

Identikit dei volontari della Rete Civica: tra loro medici e sociologi, imprenditori e professionisti. Tutti sul campo con competenze, “sogni” e bisogni

Sono “disseminati” in tutta la Sicilia, dalle città metropolitane ai borghi più piccoli. Per il mondo del volontariato sono da considerarsi “giovani”. Spesso sono medici, infermieri, assistenti socio-sanitari, psicoterapeuti, insegnanti, sociologi, esperti di informatica, avvocati, imprenditori. E tutti quanti mettono in gioco per la Rete Civica della Salute (RCS) non solo le competenze ma anche sogni e bisogni.  

La compilazione di un lungo questionario intitolato “A tu per tu con i Riferimenti Civici della Salute” consegna infatti alle statistiche (e alle ricerche nazionali, in particolare di sociologia) l’identikit di un volontariato plurale che intende promuovere la realizzazione di centri di aggregazione territoriali, si impegna per sostenere attività di screening perché “prevenire è fondamentale”, è appassionato di tutela dell’ambiente, di democrazia partecipata e di valorizzazione dei beni culturali e si rende disponibile a fare da coach di educazione civica e di educazione alla salute, visto che “conoscenza, responsabilizzazione, condivisione e partecipazione sono valori da offrire alle nuove generazioni per costruire un futuro migliore per tutti”.

I volontari che animano l’alleanza per il benessere delle comunità e delle persone – come recita il claim della RCS sono più donne che uomini (ma di poco, rispettivamente 52,8% e 47,2%); hanno49,8 anni di media, con i più giovani che operano nel Palermitano (dove la media è di 44,7 anni) e i più “anziani” che invece risiedono nell’Agrigentino (52,7). Per oltre un terzo (35,9%) svolgono professioni legate alla sanità, pubblica e privata, con una concentrazione straordinaria di medici e psicologi nell’area metropolitana di Messina (53,2%). Ma tra loro ci sono anche educatori e insegnanti (media di 10,6%), con “punte” nel Trapanese e nell’area metropolitana di Catania (rispettivamente 18,1% e 17,3%). Molti di loro lavorano nella pubblica amministrazione (39,3%), con un primato nel Catanese (47,8%). Ma tanti sono imprenditori e liberi professionisti(18,3% del totale), in particolare nell’area metropolitana di Palermo (46,5%) e nel Ragusano (35,2%).

Alla Rete Civica della Salute sono approdati ognuno con la propria storia e le proprie competenze. E ciascuno possiede un “tesoro” di idee e capacità da spendere per la comunità. Tra i tanti esempi possibili, eccone qualcuno. Anna Maria De Blasi, 56enne di Alcamo (Trapani), docente di Scienze tecnologiche e informatiche, con laurea magistrale in Scienze economiche, master di I livello sulla gestione delle imprese e delle società, corso di perfezionamento di alta formazione in  General Management, diploma di ragioniere e perito programmatore, per 5 anni volontaria e socia fondatrice dell’Associazione diritti umani contro tutte le violenze e per 3 anni referente dello sportello antiviolenza di Alcamo. Ha svolto diversi incarichi di collaborazione con il Dirigente Scolastico, occupandosi di PCTO (percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento), è stata nominata più volte Commissario  in concorsi e presidente negli Esami di Stato conclusivi del secondo ciclo di istruzione. La sua attività di docente è supportata negli anni da approfondimenti inerenti alle metodologie didattiche innovative. E infatti ha conosciuto la RCS creando con i suoi alunni una app per il Comune di Erice e l’ASP di Trapani. E da quel momento ha deciso di impegnarsi in prima persona.

Percorso simile quello di Angelo Tuberosa, 42enne di Gela (Caltanissetta), impiegato nel settore dell’information technology in una ditta privata, che ha “scoperto” la RCS facendo “una ricerca per proporre a terzi l’uso della tecnologia per effettuare visite mediche a distanza”. Non per caso il suo proposito è quello di mettere a disposizione le sue competenze per attività di formazione interna ed esterna della Rete.

Dal canto suo Nicola Palermo, 34enne di Ribera (Agrigento), alla Rete Civica della Salute è arrivato seguendo la propria vocazione di ambientalista. Geometra, oggi docente di sostegno della secondaria di II grado, Palermo è un volontario del WWF e se gli si chiede quale contributo specifico intende portare alla Rete non ha esitazioni: la tutela dell’ambiente, compresa ovviamente l’educazione delle nuove generazioni, è il settore nel quale può operare con maggior profitto. D’altronde – spiega – nella sua comunità è forte e sentito il bisogno di occasioni di apprendimento.

C’è invece l’esperienza di affiancamento alla “adorata e compianta sorella Giuliana” è Alla base dell’adesione di Maria Grazia Maranci, 59enne di Siracusa. Medaglia al Merito del Lavoro (Palermo 1° maggio 2014, onorificenza del Presidente della Repubblica per proficua attività lavorativa nell’ambito del recupero sociale nella formazione professionale), Maranci ha unastoria di operatrice sociale con specializzazione al ruolo di formatore (che nella formazione in un certo senso corrisponde al ruolo dell’insegnante di sostegno), in accoglienza, informazione, orientamento, selezione e tutoring per i centri dell’impiego e supporto all’ufficio immigrazione. Oggi sottolinea l’importanza – la “insostituibilità” – di situazioni e luoghi di socializzazione “per tutti ma soprattutto per chi è disabile, perché dopo i genitori per loro la vita rischia di diventare mera sopravvivenza”.

Per Filippa Barbagallo, 58enne, fino al 2020 assessore alle politiche sociali del Comune di Centuripe (Enna), i bisogni della sua comunità diventano progetti da mettere in campo. Presidente di Abilnet, coordinamento di associazioni che si occupano di disabilità, coordinatrice dell’associazione Insieme OdV e impegnata nella gestione dello “sportello H”, per 6 anni responsabile della Caritas Cittadina di Centuripe, Barbagallo coltiva il sogno di realizzare “un centro ricettivo (albergo, agriturismo) in grado di accogliere le persone diversamente abili e farle pernottare e soggiornare in piena autonomia, senza la presenza dei familiari”.

Idee chiare anche per Aldo Errico, 22enne di Acate (Ragusa). Errico è al terzo anno del corso di laurea in Infermieristica, è operatore BLSD (Basic Life Support and Defibrillation, ovvero primo soccorso con l’impiego di defibrillatore semiautomatico in caso di infarto), volontario della Caritas, diplomato in amministrazione, finanza e marketing, in possesso di certificazione ECDL Full Standard (che vuol dire capacità tecnico-informatiche riconosciute a livello nazionale). Il volontario vorrebbe impegnarsi in azioni di educazione ambientale e civica per cittadini di tutte le età, educazione sanitaria e alla salute (non semplicemente prevenzione ma promozione della salute) soprattutto nelle scuole, promuovendo la cultura del benessere non soltanto individuale ma anche comunitario”.

“Centrato” e attuale pure il punto di vista di Francesco Polizzotti, 36enne di Caronia (Messina), specialista di promozione sociale ed esperto di progettazione sociale in team, tutoraggio e monitoraggio. Per lui, oltre ad un volontariato “focalizzato sull’interazione con i più piccoli”, è necessario operare al fianco e a sostegno di “adulti fortemente provati da insuccessi personali e familiari”. Un obiettivo, questo, che rientra tra quelli “particolarmente qualificanti” verso i quali vorrebbe “canalizzare” le proprie energie.

Salvatore Gullotta (Catania), 62 anni, medico di famiglia dal 1999, di recente intervistato da una primaria rete televisiva nazionale come esempio di professionista a servizio della campagna di vaccinazione anche degli utenti più fragili, in particolare costretti a casa, possiede, oltre ai titoli accademici(specializzazioni in gastroenterologia e una in igiene e medicina preventiva) anche il diploma dell’Università di Milano in medicina naturale ed è stato vincitore di concorso all’Università di Messina come collaboratore tecnico (percorso che ha lasciato per dedicarsi alla medicina di famiglia). “Nella RCS voglio operare – spiega – in difesa dell’utente, del cittadino, che deve fare un percorso diagnostico e incontra difficoltà e ritardi trovando le modalità concrete, al di là del sistema delle priorità che risulta talvolta intasato, per far sì che chi ne ha davvero bisogno ottenga gli esami e le visite necessari in tempi rapidi e adeguati. Intendo anche operare perché ci sia sempre il giusto rispetto e la giusta dose di umanità da parte del Servizio sanitario sia nei confronti dei cittadini sia nei confronti dei medici di famiglia”.

“Dare una dignità ai pazienti fibromialgici, ottenendo il riconoscimento della patologia” è invece il focus di Giuseppina Fabio, 47enne di Bagheria (Palermo). Consulente aziendale e provider, Fabio ambisce a operare e a specializzarsi nel fundraising a livello nazionale, anche a sostegno delle attività della Rete Civica della Salute.

Fabio, Gullotta, Polizzotti, Errico, Barbagallo, Maranci, Palermo, Tuberosa, De Blasi sono solo alcuni dei Riferimenti Civici della Salute che operano in Sicilia. In tutto la RCS ne annovera 970 di cui 178 accreditati ufficialmente in altrettanti Comuni, compresi i 9 “capoluoghi”. Rappresentano “l’ossatura” della Rete assieme ai 65.490 Cittadini Informati, siciliani che hanno chiesto di avere informazioni e aggiornamenti dai “loro” Riferimenti.

“La RCS – sottolinea il prof. Pieremilio Vasta, coordinatore regionale della Rete – è un network operoso e un’esperienza unica nel panorama italiano. E come bene raccontano le storie personali dei nostri volontari, è una vera e propria ‘cassaforte’ di talenti, responsabilità e giuste e nobili cause da perseguire”.  La Rete, riconosciuta a livello regionale con specifico atto di indirizzo, nasce d’altronde come elemento di presenza forte nel territorio, “antenna” sia delle amministrazioni, comunale e regionale, sia del Legislatore, sia – soprattutto – dei Comitati Consultivi (CCA) delle Aziende Sanitarie ed Ospedaliere della Sicilia, organismi istituzionali della partecipazione dei cittadini al Servizio Sanitario Regionale, generati dalla legge regionale5/2009.  “I Comitati – spiega l’avv. Pier Francesco Rizza, presidente della conferenza dei CCA – hanno compiti dirappresentatività per il miglioramento del Sistema Salute. A quanti ce lo hanno chiesto, in questi anni, abbiamo spiegato che i CCA verificano il funzionamento dei servizi sanitari asseverando l’attuazione della normativa sulla valutazione partecipata della performance organizzativa delle Aziende. Ovviamente hanno una interlocuzione privilegiata non solo con la Direzione aziendale ma anche con gli Uffici di relazioni pubbliche, gli URP. Di cui però non sono né sostituti né duplicati. In generale, i Comitati servono a qualificare, sostenendo il punto di vista del cittadino e dell’operatore, tutta l’attività sanitaria”.