Giuristi siciliani per il NO Caltanissetta: “Accettiamo la sconfitta, ci rammarichiamo che le zone periferiche non avranno più rappresentanza”

Giuristi siciliani per il NO Caltanissetta: “Accettiamo la sconfitta, ci rammarichiamo che le zone periferiche non avranno più rappresentanza”
Accettiamo democraticamente la sconfitta anche se non possiamo rimproverarci niente, visto che abbiamo fatto tutto il possibile per convincere gli elettori della bontà delle nostre tesi sulla tutela della rappresentanza parlamentare, specie nelle zone periferiche.

Con la riduzione del numero dei parlamentari Caltanissetta non avrà più un suo rappresentante né alla Camera né al Senato perché non ha i numeri per eleggerne uno.
Se ci dovesse essere un nome nisseno nel prossimo parlamento, questi non sarebbe espressione del territorio ma del capo del partito che lo metterà in posizione utile nelle liste bloccate che si profilano nella nuova legge elettorale: egli dovrà rendere conto a questo capo e non anche agli elettori.
Speriamo che ciò non si traduca in un danno per i cittadini nisseni, perché Caltanissetta ha necessità di un progetto politico urgente e concreto che l’attuale classe politica non sa e non può dare.

Infine ci sembra utile dire che la vittoria del SI non è una vittoria del Movimento Cinque Stelle: il SI ha avuto il 70% dei voti ma questo partito, nelle regioni nelle quali si è votato, si è attestato tra il 5% e il 10%.
Com’è possibile che il 70% degli italiani che ha votato “si” sia anche elettore del M5S, che ha preso molto ma molto meno?
Di Maio si è intestato una vittoria non sua, ma del sentimento di anti-politica che i cittadini hanno mostrato contro chi li governa, cioè proprio il suo partito, e lo ha fatto per nascondere il suo tracollo elettorale.
Il PD aveva votato no per tre volte in parlamento alla riforma e non può quindi intestarsi la vittoria né festeggiare i risultati delle elezioni regionali, perché, anche se tiene Puglia e Toscana, è arretrato in termini di voto assoluto e ha perso le Marche.
Ricordiamo che quasi tutti i partiti avevano votato a favore della riforma nell’ultimo passaggio parlamentare: ma nonostante ciò un 30% degli elettori non ha seguito le indicazioni del proprio partito e ha votato no, mostrando di cercare riferimenti politici che allo stato non ha.

Su queste basi riprendiamo un cammino di riorganizzazione dell’area politica liberale per offrire, all’interno del centrodestra, un programma politico per dare risposte ai cittadini quando il populismo avrà esaurito la sua parabola già discendente.

Antonio Campione – Coordinatore Provinciale Comitato Giuristi per il NO al referendum costituzionale