Finanziaria: salva Riscossione Sicilia ma decade il cda con Fiumefreddo, taglio al fondo sanità

Finanziaria: salva Riscossione Sicilia ma decade il cda con Fiumefreddo, taglio al fondo sanità

Dopo le dimissioni del cda di Riscossione Sicilia con conseguente decadenza dell’avvocato Antonio Fiumefreddo, l’Ars dà via libera alla ricapitalizzazione della società e al momento la salva dal fallimento. In aula un fronte trasversale era pronto a votare una norma per cedere la spa a Equitalia. Crocetta attacca: “Dico no a chi vuole far entrare i privati nel servizio di riscossione delle tasse come ai tempi dei cugini Salvo”. E alla fine, dopo le dimissioni di Ina Palagonia ed Eustachio Cilea dal cda e con Fiumefreddo rimasto isoalto, l’aula approva per garantire 13,5 milioni di euro alla società di Riscossione e salvarla dal crac. “Ho vinto questa battaglia”, dice Crocetta. Ma Fiumefreddo attacca: “Hanno usato l’arma finale contro di me”. Intanto si dimettono i commissari delle ex Province in polemica contro i tagli in bilancio. In mattinata votata una norma sulla sanità.

Il taglio al fondo sanità
La maggioranza, nonostante diversi distinguo, tiene in aula, anche grazie ai voti di parte delle opposizioni ma non del M5s, e salva il bilancio della Regione. L’Ars infatti ha approvato, con voto nominale (49 favorevoli, 19 contrari e 4 astenuti), l’articolo 7 della finanziaria: la norma taglia 127,8 milioni alla sanità, mettendo a carico del fondo sanitario la rata del mutuo acceso qualche anno fa per coprire i debiti cumulati dal sistema (da quest’anno in utile), finora coperto con fondi del bilancio. La norma è passata con non pochi mal di pancia anche all’interno della maggioranza. Tra i deputati contrari, anche se aveva annunciato il suo voto a favore, il presidente della commissione Sanità dell’Ars, Pippo Digiacomo (Pd): “Questa norma può aprire derive incontrollabili – ha detto intervenendo a sala d’Ercole – significa bypassare la rinegoziazione col governo centrale della quota di compartecipazione alla spesa sanitaria per finanziare società fallite. E’ molto grave”. Se la norma non fosse passata si sarebbe creato un buco nel bilancio della Regione di 127,8 milioni e l’intera manovra finanziaria sarebbe saltata. In aula il governatore Rosario Crocetta l’ha difesa: “Invece di fare pagare il mutuo a tutti i cittadini attraverso le addizionali Irpef, poniamo la rata a carico del fondo sanitario, compartecipato da Regione e Stato e dunque liberiamo nel bilancio regionale 72 milioni di euro”.
L’assessore all’Economia, Alessandro Baccei, prima del voto aveva sottolineato che “l’articolo ha la condivisione politica di Roma”, ammettendo però che “può avere qualche problema tecnico”. Diversi deputati, tra cui, Salvatore Cascio (Sf) e Francesco Cascio (Ncd), in aula avevano messo in guardia il Parlamento: senza l’ok alla norma sarebbe saltata l’intera manovra.
A difesa dell’articolo anche l’assessore alla Salute, Baldo Gucciardi.