Etnos, Fabio Ruvolo, appello alle istituzioni: “La Rosa dei venti non può chiudere, borse lavoro necessarie per contrastare la violenza sulle donne”

Etnos, Fabio Ruvolo, appello alle istituzioni: “La Rosa dei venti non può chiudere, borse lavoro necessarie per contrastare la violenza sulle donne”

La cooperativa sociale Etnos di Caltanissetta, presidente Fabio Ruvolo, lancia un appello al Presidente della Repubblica, ai Governi nazionale e regionale, a tutte le istituzioni del territorio tramite una lettera aperta.
Appello: La Rosa dei Venti non può chiudere i battenti. Le borse lavoro sono uno strumento efficace per contrastare la violenza sulle donne e promuovere la loro autonomia ed indipendenza. Non è possibile stabilire un termine a progetti di tale rilevanza.
Il lavoro è la forma di riabilitazione più elevata ed efficace per insistere sull’autonomia delle donne vittime di violenze che denunciano. E’ lo strumento che ha permesso ad oltre 40 donne accolte nelle case rifugio di Etnos di riappropriarsi della propria vita e di ricominciare a vivere partendo da se stesse e dalle proprie capacità. Lo strumento delle borse lavoro è una vittoria dello Stato ed un vero supporto alle donne che si affidano allo Stato.
Le istituzioni devono assolutamente proteggere questo strumento che rappresenta un’ancora di salvezza, una vera risposta alle donne che dicono BASTA alle violenze. Non può prevalere la burocrazia o altri impedimenti che lo stesso STATO dispone.
Il nostro appello è di rendere questi progetti senza scadenza e fare in modo che il lavoro diventi, allo stesso modo dell’accoglienza protetta, fondamento portante delle politiche di contrasto alle violenze di genere. Etnos sta portando avanti una battaglia civile che riguarda il progetto “La Rosa dei Venti” finanziato dal Dipartimento delle Pari Opportunità, della Presidenza del Consiglio dei Ministri ed avviato nel 2019.
Questo progetto ha dato l’opportunità ad oltre 10 donne di iniziare un percorso lavorativo che ha notevolmente ridotto i tempi di accoglienza ed ha permesso a tutte loro di non ritornare indietro nelle proprie scelte ma di guardare avanti e prendere in mano la propria vita.
Questo progetto era a scadenza ma di fatto non si aggancia ad una nuova progettualità di autonomia….finisce il progetto e a nessuno sembra importare il destino delle donne che stanno svolgendo le attività previste dalle borse lavoro. Inoltre in piena pandemia, in mezzo al caos dello Smart Working, in mezzo alle aziende chiuse per lock down, in mezzo a tutto questo trambusto……..non si è provveduto per tempo a chiedere la proroga ( per un massimo di 6 mesi) al RUP, dott.ssa Colelli.
Tale richiesta arriva oltre il termine previsto e pertanto non si può accogliere. Allo stesso tempo però non ci sono nuovi bandi, nuove opportunità di prosecuzione e pertanto tutto si ferma, si arresta…….e delle donne vittime di violenze che stanno ancora svolgendo le borse lavoro e delle donne che avrebbero dovuto iniziare il percorso? A chi importa? Chi ci da una risposta?
Non si può stare in silenzio e non si può permettere che una burocrazia possa prevalere sul buon senso, su metodologie che funzionano. Abbiamo l’esperienza concreta per dimostrare l’importanza delle borse lavoro o meglio del lavoro come strumento di riscatto, di autonomia, di contrasto concreto alle violenze.
Vi chiedo aiuto, nella mia qualità di rappresentante della cooperativa Etnos che in 5 anni ha accolto e sostenuto centinaia di donne che hanno creduto possibile il cambiamento, la protezione. Aiutateci ad arrivare alla ministra Bonetti, al Presidente del Consiglio, al Capo delle Stato perché si possa trovare una soluzione e non lasciarci morire così i nostri sogni, il nostro coraggio, il nostro desiderio di provare ad incidere profondamente sulla vita di donne che per anni hanno subito violenze e umiliazioni ed oggi trovano la forza di creare e crearsi una nuova vita.
Grazie per tutto ciò che farete per sostenere il nostro progetto, il progetto delle donne vittime di violenze.