Decreto Lorenzin, Di Maria denuncia disagi al sindaco ed ai consiglieri

[embed_video id=58863]Il segretario generale della Cisl, Gianfranco Di Maria, ha scritto una lettera al sindaco di Caltanissetta Giovanni Ruvolo – nella qualità di Presidente Conferenza dei Sindaci – e al presidente della VI Commissione (Sanità) Rita Daniele. Oggi Di Maria è stato ascoltato a Palazzo del Carmine dalla commissione consiliare in ordine al Decreto appropriatezza delle prestazioni sanitarie, che già in provincia ed in città provoca notevoli disagi ai cittadini. Il sindaco Ruvolo presente all’incontro si è impegnato ad evidenziare il problema all’assessore regionale alla Sanità Gucciardi.

Ecco il testa della lettera inviata dal segretario della Cisl:

Decreto appropriatezza delle prestazioni ai cittadini. Richiesta d’incontro
Egr. Sig. Sindaco, mi perdoni se mi rivolgo alla S.V. lo faccio perché ritengo che nella sua qualità, sarà impegnato ad affrontare anche questa questione. Sono, sinceramente, a rappresentarLe il mio “risentimento” in ordine all’entrata in vigore del cosiddetto “Decreto appropriatezza”. E, chiaramente, mi riferisco alla Legge che, verosimilmente, porta alla stretta sulle prescrizioni di visite mediche ed esami a rischio come la TAC. E questo riguarda circa 203 prestazioni di specialistica ambulatoriale di vitale importanza, che ora saranno a pagamento. Esso, anche nella nostra provincia, ha incominciato a produrre tanti disagi agli utenti, ivi compresi i pubblici dipendenti, che devono pagare prestazioni che prima invece erano rese dal SSN con il solo pagamento del ticket sanitario (delle volte, già “sostanzioso” di suo). Lei meglio dello scrivente, per competenza e per professionalità, conosce a quali esami mi riferisco e quali sono le “inapropriatezze” del decreto. Se non erro, va dal controllo del Colesterolo alle risonanze magnetiche. Per esempio, se il colesterolo HDL dovesse risultare basso esso potrà ripetersi, a carico del SSN, solo dopo 5 anni, mentre le risonanze magnetiche se il paziente ha una sindrome neurologica grave ma non ha traumi recenti o dolore resistente da 4 settimane la prestazione non sarebbe appropriata secondo il decreto. Mi rendo conto che l’applicazione, al momento risulta difficoltosa anche per i medici, ma quello che mi fa indignare è che in questa terra, sempre più povera per mancanza di lavoro, si debba imporre il pagamento della prestazione sanitaria pubblica non già secondo il criterio del reddito ( e anche su questo ci sarebbe da dire) ma, pedissequamente, secondo quanto prescritto dalla norma. In buona sostanza, se vi è un “sospetto” di una possibile malattia, anche grave, che non rispecchia i canoni di appropriatezza prescritti dal Decreto, un uomo o una donna che non ha le risorse economiche per pagarsi l’esame potrebbe non potersi curare in tempo. Con tutto il rispetto per i medici e per la missione che svolgono, sinceramente, non mi capacito come si possa gestire la sanità solo con il metodo ragionieristico e con l’intendo di risparmiare a “tutti i costi” e su tutto. E, sono certo di sbagliare, anzi mi auguro di sbagliare, ma mi chiedo come si può “spogliare” il Medico della sua funzione d’indagine e di prevenzione che tende ad accertare se siamo malati. E, invece, non lasciarlo “libero” di decidere per il meglio del malato, in ossequio al giuramento di Ippocrate, anzi, lo si espone al “rischio” di dover giustificare l’appropriatezza della prestazione. E se pure una prestazione desse esito negativo ma fosse giustificata dal sospetto del medico, dovremmo essere tutti più felici che quella persona non abbia la malattia di cui si sospettava e non accusare il suddetto medico di non appropriatezza della prestazione. E’ chiaro che questa condizione verrà subìta solo da noi “poveri” economicamente mentre i “ricchi/facoltosi” non soffriranno di ciò. Essi, come fanno da sempre, andranno nelle cliniche private a pagamento e non si accorgeranno manco del problema. Mi scuso ancora per essere stato logorroico, seppure la questione è stata trattata solo sinteticamente, ma mi è servita per sostenere la mia richiesta di incontro alfine di confrontarmi con Lei n.q. e conoscere la posizione Sua n.q. di Presidente delle Conferenza dei Sindaci, e dei suoi colleghi, in merito all’attuazione del decreto di che trattasi. E, ove foste d’accordo sulla “inappropriatezza” della norma e/o sulla necessità di apportare delle modifiche significative, definire delle forme di lotta contro quella che mi pare essere una vera “ingiustizia”. Non si può fare i ragionieri sulla salute dei Cittadini. E’ giusto controllare la spesa sanitaria, evitare gli sprechi, ma non è giusto, risparmiare, sulle indagini mediche ed agli esami diagnostici. A quanti di essi dobbiamo l’aver scoperto, per tempo, malattie terribili che, proprio perché scoperte per tempo, si sono potute e si possono curare.
In ordine alla “lotta” suddetta, mi conforta che altre Regioni, se non erro, la Toscana e il Veneto hanno preso o stanno prendendo iniziative per “sospendere in qualche modo l’attuazione del decreto” . In ordine al mio ruolo ritengo che questa questione interessa anche la CISL FP in quanto molti dei miei associati, ed io con loro, con lo stipendio che percepiamo non siamo più in grado di arrivare alla fine del mese e manco alla terza settimana, quindi, siamo certamente tra coloro che non potranno pagarsi le prestazioni de quo. E, non solo per deformazione professionale ma, soprattutto, per umanità, penso a chi ha perso il lavoro, a chi un lavoro non ce l’ha ed ai pensionati che cercano di sopravvivere con una piccola pensione sociale, in che situazioni drammatica verranno a trovarsi.Per quanto fin qui detto, ribadisco la richiesta d’incontro alfine di determinare una strategia che possa vanificare/evitare ai cittadini i “rischi”, oggi evidenze, che ho paventato.
Certo della sua sensibilità, in ordine a quanto rappresentato nella presente, resto in attesa di un suo cortese cenno di riscontro e Le porgo Cordialità