Crocetta contrattacca: "Volevano ammazzarmi, vogliono le mie dimissioni? Posso darle anche lunedì"

Crocetta contrattacca: "Volevano ammazzarmi, vogliono le mie dimissioni? Posso darle anche lunedì"

Il presidente della Regione Rosario Crocetta, dopo la tempesta sollevata dalle intercettazioni svelate da L’Espresso, si è chiuso nel silenzio, rifugiandosi nella sua residenza di Tusa, in provincia di Messina. Il governatore, ieri, aveva annunciato che si sarebbe autosospeso, affidando l’interim per la guida della Regione a Baldo Gucciardi del Pd, neo assessore alla Salute, subentrato proprio a Lucia Borsellino, che si e’ dimessa dopo l’arresto del medico Matteo Tutino, nell’ambito di una inchiesta sull’ospedale Villa Sofia. Ma il decreto di nomina non è stato ancora firmato. “Non c’è dubbio. C’è stata un’azione di dossieraggio contro di me. Volevano ammazzarmi, cucirmi addosso il cappotto dell’indegno. Liquidarmi politicamente. Forse ci sono anche riusciti. Il motivo? La mafia. Le mie caratteristiche, benchè venga sistematicamente spernacchiato, danno fastidio. Un antimafioso come me è geneticamente fuori dall’ordine costituito. Vogliono le mie dimissioni – aggiunge – posso darle anche lunedì. L’unica cosa insopportabile per me è il fango con il quale mi stanno sporcando. Rosario Crocetta torna a negare di aver mai ascoltato da Tutino le infamie contro Lucia Borsellino”Io non ho mai sentito questa frase di Tutino Non ricordo assolutamente nulla del genere. Forse in quel momento non prendeva bene il telefono, ma io no so di cosa si stia parlando. Non escludo che lui l’abbia detta, aveva un rapporto molto conflittuale con la Borsellino, ma di questa storia io non so nulla. Spero che la Procura accerti i fatti”. Alla domanda se abbia chiamato Lucia Borsellino, Crocetta replica: “No, ma perché la devo chiamare? Io l’ho sempre difesa quando è stata al mio fianco in giunta e sempre la difenderò. Tutino era il mio medico ed un mio amico, se ha sbagliato pagherà. Ma io non c’entro nulla”. Sugli attacchi ricevuti dal Pd, il governatore afferma: “Ora non mi interessano i giochi della politica. Tanti vogliono le mie dimissioni ma io non sono attaccato alla poltrona”. Ricordiamo che la vicenda è esplosa dopo la pubblicazione da parte dell’Espresso di un’intercettazione, in cui Il medico personale di Crocetta Tutino diceva al telefono al governatore riferendosi all’assessore alla salute lucia borsellino «Va fermata, fatta fuori, come suo padre. Nel pomeriggio di ieri arriva la smentita della procura di Palermo «Agli atti di questo ufficio non risulta trascritta alcuna telefonata tra il Tutino ed il Crocetta del tenore sopra indicato», dichiara Francesco Lo Voi, procuratore capo di Palermo. Subito dopo L’Espresso conferma quanto pubblicato. “La conversazione intercettata tra il presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta e il primario Matteo Tutino – afferma in una nota – risale al 2013 e fa parte dei fascicoli segretati di uno dei tre filoni di indagine in corso sull’ospedale Villa Sofia di Palermo”.