Coronavirus, l’ecobonus sale al 110%: ristrutturazione gratuita

Coronavirus, l’ecobonus sale al 110%: ristrutturazione gratuita

È pronto il pacchetto di incentivi super-rafforzati per l’edilizia. Dall’eco-bonus al sisma-bonus allo sconto fiscale per il rifacimento delle facciate, il decreto di maggio in arrivo contiene una raffica di detrazioni del 110% per le opere e gli impianti di ristrutturazione immobiliare finalizzati al risparmio energetico e alla tutela ambientale di case e palazzi: con un meccanismo di cessione dello sgravio dai privati alle imprese e da queste alle banche che può condurre di fatto a un intervento a costo zero per le famiglie. Mentre nello stesso provvedimento si va verso un ridimensionamento del reddito di emergenza (che diventa un contributo una tantum) e il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, punta a inserire una norma (sollecitata anche dalla task force del ministero dell’Innovazione) per la riduzione temporanea dell’orario di lavoro a parità di salario: in sostanza i contratti collettivi aziendali o territoriali dovrebbero poter convertire una quota delle ore in percorsi di formazione finanziati da un apposito fondo presso il ministero, senza decurtazioni di stipendio ma anche senza costi per le imprese e, dunque, a carico dello Stato.

Ma torniamo al capitolo incentivi per l’edilizia. A spiegare l’impostazione dell’operazione è Riccardo Fraccaro, sottosegretario dalla presidenza del Consiglio e ispiratore del meccanismo: “Il super-bonus al 110% per gli interventi green e antisismici è la misura shock che il governo mette in campo per contrastare l’emergenza economica e ambientale. Le famiglie avranno diritto a una detrazione addirittura superiore alla somma spesa o senza alcun esborso grazie allo sconto in fattura”.

In sostanza, fino al 2021 le aliquote detraibili per alcuni interventi di efficientamento energetico (ecobonus) e per le misure antisismiche (sismabonus), passeranno rispettivamente dal 65% e 50% a un’aliquota del 110%. Lo sconto varrà anche per le facciate e per gli impianti fotovoltaici. In pratica, se una famiglia effettuerà lavori sulla propria abitazione che ricadono all’interno degli interventi elencati per un importo pari a 1.000 euro, riceverà al momento della dichiarazione dei redditi una detrazione pari al 110% del costo dei lavori (in questo caso quindi 1.100 euro), che potrà usare in compensazione in cinque quote annuali di pari importo.

Ma non basta. Le famiglie potranno ricevere, a fronte della cessione della detrazione fiscale, uno sconto in fattura pari al 100% del costo dei lavori da parte dell’impresa. Le famiglie potranno, dunque, evitare esborsi monetari semplicemente vendendo la detrazione fiscale all’impresa. E le imprese come recupereranno la liquidità? Se vorranno, potranno utilizzare il credito d’imposta in compensazione in cinque quote annuali oppure potranno cederlo alle banche per ottenere immediatamente la liquidità necessaria. Dopo la prima cessione del credito d’imposta (dalla famiglia all’impresa tramite sconto in fattura), l’impresa potrà infatti cedere a sua volta il credito a soggetti terzi per ricevere un flusso di liquidità immediata. Oltre all’aumento delle aliquote, infatti, è stata modificata la normativa sulla cedibilità delle detrazioni, permettendo sia la cessione agli istituti bancari, prima vietata, sia un numero di passaggi superiore alle due cessioni.

Cosa cambia

L’idea allo studio del governo è che le aliquote di detrazione per i lavori di riqualificazione energetica, sismabonus ed ecobonus salgano al 110 per cento (erano al 50% e 65%). Il che significa che chi fa dei lavori si vedrà sottratto  dalle tasse in 10 anni più soldi di quelli che ha investito.

L’alternativa

Ma il cittadino che fa i lavori ha anche un’altra strada: a fronte della cessione della detrazione fiscale, riceverà uno sconto del 100% del costo dei lavori da parte dell’impresa che li ha effettuati.  Non spenderanno nulla, quindi, ’vendendo’  la detrazione all’azienda edile.

Le aziende

Anche le imprese, una volta effettuato il lavoro, avranno due strade: o utilizzare il credito d’imposta ottenuto in cinque anni, oppure ’cederlo’ a loro volta a soggetti terzi. A chi? Ad esempio agli istituti bancari, visto che la normativa ora è stata modificata e lo permette.

(fonte quotidiano.net)