Caltanissetta, presentazione libro “Le ricamatrici” di Ester Rizzo

Caltanissetta, presentazione libro “Le ricamatrici” di Ester Rizzo

Le fiabe ci hanno abituato fin da piccoli/e ad immaginare figure di donne, mansuete, dolci, obbedienti, dedite all’arte del ricamo in una dimensione spaziale e temporale indefinita.
Nella realtà le ricamatrici sono state donne lavoratrici, costrette ad un lavoro a domicilio in nero, malpagato ed estremamente faticoso.
Donne, però, che ad un certo punto della loro storia si sono ribellate allo sfruttamento di committenti e intermediari e hanno provato a rivendicare i propri diritti.
Di questa rivolta, che portò negli anni settanta alla costituzione della Lega delle ricamatrici e alla nascita della cooperativa “La rosa rossa”, ci parla nel suo romanzo, “Le ricamatrici”, la giornalista, saggista e scrittrice palermitana, Ester Rizzo.
Il libro, presentato nei giorni scorsi da Loredana Rosa, componente dell'associazione Ondedonneinmovimento, di cui è portavoce Lidia Trobia, in occasione della VI° edizione del Festival della cultura “Sicilia dunque penso”, racconta dal punto di vista di Filippa Rotondo, la protagonista, la storia “dimenticata” delle ricamatrici di Santa Caterina Villarmosa, un piccolo Paese di 5000 anime della provincia di Caltanissetta, che scesero in più di mille in piazza a manifestare contro lo strapotere del caporalato, che al contrario aveva tutto l’interesse a far sì che le donne ricamatrici rimanessero in ombra a lavorare per poche lire e senza alcuna forma di tutela, per preservare un modello ben preciso di società politico-mafioso”.
“Le donne fanno la storia – ha detto Loredana Rosa nel corso della presentazione del libro alla scalinata Grazia – ma non la scrivono. Finalmente ora, donne che non solo hanno il potere di farlo ma che hanno anche capito che devono farlo, hanno cominciato a raccontare la Storia, quella con la S maiuscola, con dentro le donne che l’hanno fatta e continuano a farla. Dobbiamo essere grate ad Ester Rizzo di aver sollevato un velo, anche se purtroppo uno solo, perché su questa storia i veli so no stati tanti e velo e su velo, posti uno sull’altro, si è giunti a formare un sudario”.
“E’ venuto infatti il momento – ha proseguito la Rizzo – in cui la presenza delle donne nella Storia non può più essere volutamente ignorata. Le donne lavoratrici ribelli sono state figure scomode in quanto “disobbedienti” e in controtendenza rispetto alla cultura ufficiale. La paura diffusa che riuscissero a scardinare il vecchio sistema patriarcale di stampo mafioso, ha indotto gli uomini a “sotterrare” i fatti storici che le hanno viste protagoniste, al di la’ dell’esito di quei fatti”.
“Occorre – ha concluso la scrittrice – recuperare la memoria storica di queste donne, che peraltro non esistono più in quanto l’attività del ricamo non ha più mercato, per far conoscere alla nuove generazioni il loro valore umano e sociale e costituire così dei modelli di riferimento”.
“Oggi purtroppo – aggiunge Pina Rotondo, 73 anni, figlia di Filippa, che ha speso buona parte della sua vita nell’attività sindacale e politica – quei valori umani e sociali sono venuti meno. Noto un grande individualismo e una buona dose di superficialità. Mia madre, oltre ad essere una donna forte e determinata, era anche molto generosa e sapeva bene in cosa consistesse la condivisione di idee, valori, obiettivi da raggiungere insieme alle altre donne, che non erano soltanto legati alle lotte per la richiesta del minimo salariale, ma anche a quelle per l’istruzione uguale per tutti/e, per l’istituzione degli asili nido e della scuola dell’infanzia e infine per la nascita dei Consultori”.

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