Caltanissetta, Enzo Falzone, guardia d’onore. La verità storica del 25 aprile

Caltanissetta, Enzo Falzone, guardia d’onore.  La verità storica del 25 aprile

Enzo Falzone Guardia d’onore- delegazione Caltanissetta scrive:

Ogni anno si ripete la solita storia sul 25 aprile, quando sedicenti storici insieme ad alcune associazioni, tutti di chiara ed evidente appartenenza politicizzata, sono alla ricerca di visibilità, e sproloquiano su fatti e misfatti, assumendosi il “patronato” di una ricorrenza che non è di parte, men che mai di una parte politica che fu anche causa di stragi di donne e bambini in nome della “liberazione”.

Il 25 aprile è una data che ricorda la vittoria sul nazifascismo da parte di tutti, da parte dell’esercito cobelligerante, da parte degli Alleati.

Infatti in Italia combattevano le Forze armate fedeli al Re ed alla Patria dopo l’8 settembre, il Comitato di liberazione nazionale ed i suoi Partigiani: ed in tutti questi vi erano socialisti, comunisti, democristiani, liberali.

A loro si unirono gli eserciti degli Alleati che, senza il supporto delle truppe italiane, non avrebbero potuto vincere nel nostro territorio.

Il 25 aprile iniziò con la proclamazione dell’insurrezione”generale” nei territori occupati, non con un’operazione segreta di alcune milizie di parte: si sollevò, contro nazisti e fascisti tutta la resistenza italiana, non una minoranza di sinistra.

La festa della liberazione fu istituita e celebrata per la prima volta nel 1946, voluta dal Re Umberto II, ancora Luogotenente del Regno d’Italia, e partecipò lui stesso perché il 25 aprile non aveva un carattere politico o partitico ma Nazionale e Popolare. Emanò infatti un decreto Regio che annunciava il 25 aprile festa Nazionale, su proposta del Presidente del Consiglio Alcide de Gasperi.

Oggi, in tanti, dimenticano le parole dell’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, che in occasione di un 25 aprile del suo settennato, ricordò che in guerra, da entrambe le parti, si fecero attivi validi, meno validi, stragi e uccisioni immotivate; ma che si era in guerra, in un periodo particolare, ed ognuno con le proprie motivazioni. Ciampi concludeva il discors ricordando che dopo tanti anni era giunto il momento di evitare strumentalizzazioni, che era giunto il momento di una pacificazione nazionale, di ricordare solo la Liberazione.

Oggi, si deve notare, risultano parole al vento, perché c’è sempre chi ne reclama la “paternità”, falsa.