Anno giudiziario a Caltanissetta, Cardinale: “Corruzione dilagante nel territorio”.

[embed_video id=57806]È allarme corruzione anche nel Nisseno. A sostenerlo il presidente della Corte d’Appello di Caltanissetta Salvatore Cardinale nel suo intervento in occasione della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario, parlando di “quotidianità della tangente”. “La cronaca – ha detto Cardinale – ci offre quasi ogni giorno liste di imprenditori, politici, professionisti e pubblici amministratori colpiti dai provvedimenti emessi dall’autorità giudiziaria e addirittura sorpresi sul fatto mentre intascano ‘mazzette’”.
L’alto magistrato ha aggiunto: “Emerge un affinamento delle tecniche operative finalizzate a eludere le eventuali ricerche sulle condotte illecite, giacché, accanto al metodo tradizionale del passaggio di denaro, l’accordo corruttivo si realizza spesso sotto altre forme dissimulatrici quali consulenze fittizie, falsi incarichi a prestanome, compensi a società di comodo, assegnazione di posti di lavoro.
Si registra l’incapacità della classe politica di selezionare una schiera di amministratori che si prefiggano unicamente il bene comune e inoltre si registra la forte aspettativa di impunità da parte dei protagonisti dei fatti di corruttela i quali sono convinti, dalla realtà a tutti nota che il rischio di rimanere coinvolti in un inchiesta giudiziaria è un’ipotesi remota, che gli attuali tre gradi di giudizio sono sufficienti a far maturare la prescrizione e che, in caso di malaugurata condanna, soccorrono i benefici penitenziari di cui i corruttori sono i maggiori fruitori se è vero che, tra la popolazione carceraria, quest’ultimi rappresentano una minima porzione”.
Sul fronte della lotta alla mafia Cardinale ha ribadito quanto espresso già nei giorni scorsi, nel corso di un incontro con i giornalisti, e cioè che le cosche mafiose, pur avendo subito durissimi colpi da parte dello Stato sono in grado di “autorigenerarsi” e che adesso la mafia guarda anche al settore agroalimentare e cerca di inserirsi nel tessuto economico del nord Italia.
“Gli scandali che hanno visto coinvolti i magistrati, pur trattandosi di episodi isolati, non possono essere sottovalutati e dimostrano come la massima attenzione debba essere posta alla deontologia ed alla questione morale nella magistratura, essendo inammissibili, soprattutto in un’epoca così degradata in altri ambiti istituzionali, cadute etiche da parte di chi deve svolgere l’alto compito del controllo di legalità”. Lo ha detto il procuratore generale di Caltanissetta Sergio Lari, intervenendo alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario.
Il magistrato, che ha coordinato l’inchiesta giudiziaria della Procura di Caltanissetta sul “caso Saguto” prima di passare alla Procura Generale, proseguendo nel suo intervento, ha aggiunto: “Secondo una recente indagine di Demos & Pi, mentre nel 1994, all’epoca di mani pulite, 69 cittadini su 100 riponevano fiducia nella magistratura, oggi i consensi non arrivano a superare la soglia del 50%. Si tratta di un calo di fiducia davvero significativo che deve farci riflettere e che non si può escludere sia stato influenzato, oltre che dalla insofferenza dovuta alla scarsa efficienza del nostro sistema giudiziario, anche dalle vicende che hanno visto coinvolti i magistrati”. “Tuttavia – ha concluso Lari – a chi ha perso fiducia occorre ricordare che è stata la stessa magistratura, non ultima quella nissena, a fare luce su tali vicende, peraltro ancora oggetto di verifica giudiziaria, senza cedere a corporativismi di sorta ed in rigorosa attuazione del principio costituzionale di eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge”.
“I magistrati della Procura di Caltanissetta, con un’indagine coraggiosa e difficile che è tuttora in corso, hanno consentito che emergessero fatti di inaudita gravità nella gestione delle misure di prevenzione antimafia a Palermo, permettendo che la prima Commissione e la sezione disciplinare del Csm potessero sollecitamente esercitare le funzioni di ripristino del prestigio e dell’autorevolezza di quell’ufficio”.
Lo ha detto il vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini, intervenendo questa mattina al Palazzo di giustizia di Caltanissetta in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. “Ho scelto di essere presente a Caltanissetta – ha aggiunto Legnini – per testimoniare la mia gratitudine è quella di tutto il Csm verso i magistrati che prestano servizio in questo distretto. Un distretto competente su un territorio difficile, nel quale molto si avvertono gli effetti più duri della recessione che ha colpito l’Italia e l’Europa, con gravi conseguenze sul tessuto sociale e sulle condizioni di vita e di lavoro, e in particolare sulla drammatica piaga della disoccupazione giovanile”.
“Nel territorio del distretto giudiziario nisseno la mafia non sembra arretrare, nonostante i risultati conseguiti dalla magistratura e dalle forze dell’ordine. Voglio ringraziare il lavoro dell’autorità giudiziaria nissena, dal cui lavoro dipenderà il definitivo e completo accertamento della verità sulle stragi di Capaci e via D’Amelio”, ha aggiunto il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini nel corso del suo intervento a Caltanissetta in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. “Voglio anche ringraziare l’avvocatura di Caltanissetta e di tutto il distretto – ha aggiunto – che garantisce non solo la sua insostituibile funzione costituzionale, ma anche collaborazione e pieno sostegno ad ogni aspetto dell’amministrazione ella giustizia nissena, insieme al personale, a cui pure dobbiamo essere grati”.