Si suicida dopo il licenziamento: i pm accusano il capo

Si suicida dopo il licenziamento: i pm accusano il capo

Repubblica. Si suicidò due settimane dopo essere stata licenziata dall’azienda per la quale aveva lavorato per nove anni come informatore scientifico. Adesso la procura chiede il processo per Fabio Scaccia, amministratore unico di Farmitalia, società con sede a Catania, per i reati di violenza privata e atti persecutori.

Rosa Lo Nardo si lanciò dal balcone della sua abitazione al terzo piano, nella zona di via Messina Marine, il 6 dicembre del 2013, cinque giorni prima del suo cinquantesimo compleanno. Due settimane prima era stata licenziata in tronco perché un’agenzia di investigatori privati aveva scoperto che aveva incontrato un medico al mattino e non al pomeriggio, come lei aveva riportato in una relazione di servizio. Ma, per la procura, ci sarebbe molto di più. Rosa Lo Nardo è stata trasferita da Palermo, la sede di lavoro, prima a Trapani e, nel giro di tre mesi in Abruzzo e successivamente in Molise. Tutte mosse, secondo i magistrati Ilaria De Somma e Daniele Sansone, per «costringere con violenza la dipendente a dare le dimissioni ».

Rosa Lo Nardo, invece, impugnò il trasferimento perché aveva una mamma molto malata. E da allora, secondo quanto hanno ricostruito le indagini, sarebbe stata vittima di stalking. Prima ricevette una mail dove le si chiedeva, come a tutti i dipendenti, di intensificare gli incontri con i medici: almeno 11 al giorno. Lei avrebbe dovuto spostarsi da L’Aquila a Campobasso e Isernia. Infine, è stata pedinata da un investigatore privato il 31 ottobre del 2013. Il 20 novembre successivo è stata licenziata. Sono stati i parenti a rivolgersi a un avvocato, Mauro Torti, e a raccontare quanto negli ultimi giorni di vita la propria parente aveva vissuto. Oltretutto la donna era finita per quattro volte al pronto soccorso tra l’agosto e l’ottobre del 2013 per attacchi di ansia. Proprio in agosto l’azienda le aveva impedito di svolgere la sua attività lavorativa e di partecipare alle riunioni aziendali. Un’esclusione che l’avrebbe molto turbata.

«Il mio assistito non ha mai avuto contatti personali con la signora Lo Nardo. Ha emanato disposizioni di servizio dalla sede della società rispetto
alle quali la Lo Nardo, come ha fatto – dice l’avvocato Sergio Monaco, che difende l’indagato – aveva diritto di impugnazione. La legge prevede anche che il lavoratore possa essere seguito da un’agenzia privata esterna che controlla se il dipendente va a lavorare». L’indagato, Fabio Scaccia, aggiunge: «La signora Lo Nardo e un’altra dipendente di Torino sono state trasferite perché erano le uniche due dipendenti senza figli».

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