Nessun account?
 
 

TCSNews

Gela, estorsioni a tappeto. Dodici arresti contro il clan Emmanuello PDF Stampa E-mail
02 luglio 2009
operazione_cerberus_.jpgImponevano a tappeto agli imprenditori di Gela il pagamento di tangenti alla famiglia mafiosa, ma anche l'assunzione di operai e la fornitura di materiali. Alcuni di loro erano già in carcere, altri a piede libero. Ora sugli affiliati al clan del boss Daniele Emmanullo, arriva una nuova tegola. È quella racchiusa nelle carte dell’indagine Cerberus, che stanotte ha permesso alla Squadra mobile e alla Direzione distrettuale antimafia di far scattare 12 ordini di custodia cautelare, uno dei quali ai domiciliari. I provvedimenti hanno colpito, Angelo
Massimiliano Bassora, 36 anni; Giuseppe Billizzi, 37, Massimo Carmelo Billizzi, 34, Luigi Cannizzaro, 45, Stefania Cascino, 31; Giuseppe Cassarino, 51; Crocifisso Cavaleri, 55 ; Giorgio Davide Lignite, 39; l’ imprenditore edile Sandro Missuto, di 31, Orazio Pirro, 35, Alessandro Rolla, 27, e Domenico Vullo, 33, tutti di Gela e tutti accusati a vario titolo di associazione mafiosa ed estorsione. L’indagine è nata dalla ricerca del boss latitante Daniele Emmanuello, morto nel dicembre 2007 mentre tentava di sfuggire al blitz. E in un pizzino che la primula rossa gelese aveva ingoiato prima di morire ed estratto dall’esofago durante l’autopsia,  vi era scritto il nome di Missuto, che avrebbe dovuto occuparsi di un lavoro lungo il tratto autostradale della Salerno-Reggio Calabria. L’inchiesta ha svelato, inoltre, l'esistenza di un "connubio affaristico" tra Missuto e la ditta "Safab spa", che ha sede a Roma, e che in Sicilia negli ultimi anni si è aggiudicata appalti di importanti opere pubbliche, tra cui il parcheggio multipiano davanti al palazzo di giustizia di Palermo e il termovalorizzatore di Bellolampo a Palermo, e il rifacimento delle reti irrigue di alcuni comuni siciliani. Il Gip ha anche disposto il sequestro preventivo del complesso aziendale e delle quote del capitale sociale delle imprese edili riconducibili a Missuto. E dalle intercettazioni emerge anche l’intreccio fra mafia e politica, con alcuni consiglieri comunali di Gela e affermati professionisti che bussavano alla porta dei capimafia per
dirimere situazioni controverse, chiedendo perfino la mediazione della madre ottantunenne del boss Emmanuello, Calogera Messina, per frenare le pretese estorsive di uno degli arrestati. Alla zì Calina, secondo gli inquirenti, periodicamente consegnata la quota parte degli incassi illeciti della "famiglia e da lei gli affiliati ricevevano ordini. Ed è questo rapporto tra cosche e uomini delle istituzioni, che ora gli investigatori vogliono approfondire.
 
< Prec.   Pros. >

Pubblica utilità

Meteo

Previsioni meteo per domani
30 lettori online

Notizie: 27037

Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo