|
Estorsioni in città, dodici a giudizio. Ma le vittime del racket non saranno parte civile |
|
|
|
|
01 luglio 2009 |
In undici hanno scelto di farsi giudicare con il rito abbreviato mentre uno solo affronterà il dibattimento davanti al Tribunale collegiale. E’ questo l’esito dell’udienza preliminare per l’operazione antimafia “Incipit-Excipit” svoltasi stamattina al Palazzo di Giustizia. Una vicenda che riguarda le estorsioni a danno di imprenditori e commercianti commesse da Cosa Nostra in città tra il 2001 e il 2004. A settembre, dunque, torneranno davanti al Gup di Caltanissetta Francesco Cantella, Andrea Felice Ciulla, Salvatore Dario Di Francesco, Alberto Carlo Ferrauto, Francesco Ercole Iacona, Emanuele Mangione, Angelo Palermo, Giuseppe Rabbita, Aldo Riggi, Pietro Riggio e Gaetano Termini. A dfenderli gli avvocati Giacomo Butera, Dino Milazzo, Danilo Tipo, Angelo Tornabene, Sergio Iacona, Vincenzo Ferrigno, Maria Francesca Assennato, Michele Micalizzi, Maria Carmela Guarino, Salvatore Candura e Davide Schillaci. Il solo Giuseppe Vincitore, invece, è stato rinviato a giudizio davanti al Tribunale di Caltanissetta e avrà la possibilità di portare tutte gli elementi a sua discolpa che riterrà opportuni.
La richiesta di procedere con il rito ordinario è stata fatta dal difensore di Vincitore, l’avvocato Dino Milazzo. Sono una decina le estorsioni oggetti del processo per le quali devono rispondere a vario titolo gli indagati, ai quali è contestata l’aggravante di avere agito per conto di Cosa Nostra. Per due di loro, Termini e Cantella, i sostituto procuratore Stefano Luciani ha anche ipotizzato la sussistenza del reato di associazione mafiosa. Fra i nomi di coloro che a settembre torneranno in aula per il processo con l’abbreviato spiccano quelli di Angelo Palermo, il presunto capomafia di Caltanissetta, di sospetti “uomini d’onore” quali Francesco Ercole Iacona e Salvatore Dario Di Francesco fino a quelli di collaboratori di giustizia come Ferrauto, Riggio e Riggi. Da rilevare, inoltre, l’assenza di richieste di costituzioni di parte civile da parte delle presunte vittime del racket di estorsioni. Per quale motivo nessuno dei commercianti che aveva denunziato gli estorsori ha voluto chiedere conto delle richieste di pizzo, ancora non è chiaro. Certo è che nel mondo imprenditoriale nisseno si è sempre fatto un gran parlare di legalità, ma se di fronte a episodi così gravi non accade nulla di concreto sicuramente significa che c’è ancora parecchio su cui riflettere.
|