Caos Ryanair, fine dei biglietti low-cost?

Caos Ryanair, fine dei biglietti low-cost?

Non solo Ryanair, tutto il modello di business delle compagnie low cost potrebbe entrare in crisi. Tradotto, in un futuro non molto lontano trovare biglietti aerei a prezzi stracciati per le mete più disparate, come spesso avviene oggi, potrebbe diventare una missione impossibile. I segnali già ci sono e si vedono. La compagnia guidata da Michael O’Leary è stata costretta ad annunciare ieri una nuova raffica di cancellazionia partire da novembre fino a marzo 2018 per un totale di 18mila voli che avranno un impatto su 400mila passeggeri. Numeri da capogiro per la low cost più popolare di sempre che, mentre continua a negare l’esistenza di un problema di organico per la fuga di piloti , si tira fuori a sorpresa anche dalla corsa per Alitalia.

LOW COST ADDIO? – “La corsa selvaggia all’abbassamento dei prezzi si deve per forza riassestare perché i costi effettivi sono altri”, spiega all’AdnKronos Cesare Pozzi, professore di Economia industriale alla Luiss. “Il fenomeno low cost – continua – si regge sul cambiamento di assetto istituzionale legato alla liberalizzazione del trasporto aereo che ha offerto delle opportunità di arbitraggio”, ovvero una forma di concorrenza legata al fatto che esistono normative differenti. “Queste strategie legate all’arbitraggio hanno un po’ drogato il mercato”, nota l’esperto, secondo cui “ci siamo abituati a pensare” che si possa pagare per il trasporto aereo cifre che non corrispondono ai costi effettivi. Il mercato low cost, essendo legato a fenomeni di arbitraggio, “è destinato a finire – avverte – quando le condizioni a monte non ci sono più”.

SU COSA SI REGGE IL MODELLO DI BUSINESS – A determinare negli anni passati, in particolare in Italia, il successo del modello di business delle low cost sono stati diversi fattori. “La liberalizzazione è sicuramente l’elemento più importante”, osserva Pozzi. Vanno poi considerati il ruolo degli enti locali, che possono avere interesse all’apertura di una rotta e finanziarla, e “l’investimento pubblico fatto sugli aeroporti” tenendo conto che “in Italia ne sono stati costruiti tantissimi”.

C’è anche il capitolo piloti. A un certo punto “il gioco della domanda e dell’offerta – fa notare l’esperto – ha cominciato a funzionare anche in questo settore”. “C’era abbondanza di piloti, che sono quelli poi che hanno generato la crisi, perché molte compagnie di bandiera sono entrate in difficoltà” rendendo così disponibile “personale altamente qualificato che era stato formato con un grande investimento, in molti casi pubblico”.

In sostanza si sono generate delle opzioni di arbitraggio e la compagnia low cost irlandese “è stata molto brava a coglierle”, riconosce Pozzi. “I primi operatori che si sono mossi, Ryanair in questo è stata bravissima, hanno imposto le loro condizioni – ricorda – quindi contratti di lavoro non a tempo indeterminato per la maggior parte dei piloti”.

COSA SUCCEDE ADESSO – Ora però la situazione sta cambiando velocemente e le condizioni che hanno fatto la fortuna delle low cost vengono meno. “Di piloti formati ce ne sono sempre meno – spiega l’esperto – perché col tempo questo grande investimento pubblico non è stato più fatto. Adesso poi i traffici sono aumentati e c’è anche concorrenza da parte di altri operatori. Piloti di livello non ce ne sono a sufficienza rispetto alla domanda e quindi i prezzi stanno salendo”. Anche “i finanziamenti dai territori diminuiranno”, prevede Pozzi, e quindi si dovrà andare verso un riassetto.

Non solo. Buona parte degli aeroporti sono stati costruiti con finanziamenti pubblici ma in una logica di liberalizzazione completa questo, secondo l’esperto, non ha più senso. “Se non è più una infrastruttura il trasporto aereo – sottolinea – come in qualunque mercato ognun per sé e Dio per tutti”. Senza contare che ci sono poi altri costi in prospettiva da considerare legati alla sicurezza degli aeroporti e all’inquinamento che generano gli aerei. “Il prezzo in un mercato libero deve riflettere tutti i costi”, osserva Pozzi, di conseguenza le somme che si pagano oggi per i biglietti non potranno restare le stesse.

I RISCHI PER LE ALTRE LOW COST – Non è solo la low cost irlandese a dover affrontare questo nuovo scenario. “Ryanair ha disegnato un modello e gli altri lo stanno seguendo”, per cui secondo l’esperto “è ovvio che se questo modello ha basi fragili perché si basa sul fatto che si erano generate eccezionalmente condizioni di arbitraggio” quando queste terminano si va per tutti verso “una situazione molto differente”. “Chi compra quel servizio – aggiunge – deve essere consapevole che lo sta pagando adesso a un prezzo basso ma che non necessariamente c’è garanzia di continuità”.

EFFETTO BREXIT – A complicare le cose c’è anche la Brexit che però, secondo Pozzi, non avrà un impatto determinante. “Sicuramente qualche problema lo creerà – sottolinea – perché la Gran Bretagna è uno di quei Paesi che più ha generato traffico” ma non è il fattore che inciderà di più.

RISCHIO FALLIMENTO PER RYANAIR? – Difficile dire invece che impatto avrà su Ryanair il caos di questi ultimi tempi. E’ alta la possibilità che debba ridurre le rotte. Ma esiste il rischio fallimento? “Non ho dati – premette l’esperto – ma è una compagnia talmente grande che se è brava a ridefinire il proprio modello di business probabilmente riuscirà a superare questo momento, però si deve ripensare in qualche modo”. Certo è, conclude Pozzi, che “se il nostro sistema europeo gestisse le class action come gli Stati Uniti correrebbe dei rischi molto maggiori”.

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